La Sardegna è una stronza

Da questa nuvola si vede che c’è un’isola possibile, ma perchè questo non accada c’è chi fa l’impossibile.  Noi sardopatici viviamo di entusiasmi un poco aritmici, crediamo ancora esista al mondo un Dio degli specifici. Chiediamo scusa se a volte risultiamo un po’ nostalgici, ma abbiamo un sogno nel profondo e cuori prenuragici, canta Piero Marras.

In effetti nostalgici lo siamo, almeno la maggior parte di noi. Un timbro che ti viene applicato alla nascita, per chi ci nasce, o che ti viene applicato dopo che ci passi almeno tre estati consecutive (per chi non vi nasce).

La condizione nella quale ti pone quest’isola è di una cattiveria unica, spesso ti costringe a lasciarla condannandoti ad un ossimoro eterno, non vedi l’ora di tornare e quando lo fai ti rendi conto che non ti appartiene più, ti condanna anche ad una condizione di insoddisfazione eterna. I posti che visiterai, inconsciamente e anche se non lo vuoi ammettere, verranno paragonati ad un qualsiasi angolo di isola. Le piramidi o le costruzioni Maya ai nuraghi, la Trasfigurazione di Raffaello in San Pietro a quella di Andrea Lussu della chiesa di Sant’Andrea di Sedini, il mare dell’oristanese a quello della California o dell’Australia.

Sì, è una stronza.

Quando torni ci vedi le potenzialità, ma dopo dieci giorni che ci rimani ti rendi conto che in realtà non ci sono, o meglio che non le vogliamo.
E’ un mondo a parte, con i suoi tempi, i suoi ritmi lenti, le sue eterne divisioni, e poi c’è anche Cagliari.

Chi parte vuole tornare, molti invece vorrebbero andarsene, chi torna dopo un anno vorrebbe ripartire e se riparte vorrebbe rientrare.

E’ come una gabbia dorata, se non esci fuori rimani tranquillo, inconsapevole di ciò che fuori scorre, inconsapevole degli altri mondi con altri ritmi, ma se esci sei fregato, l’ossimoro eterno è lì, fuori dal cancelletto della gabbia (per giunta lasciato appositamente sempre aperto) che ti entrerà in testa e non ti lascerà più.

E’ un Truman Show, arrivi sempre al mare, non c’è scampo. La 131 parte dal mare di Porto Torres e termina al Poetto, non sfuggi.
Come nel film però ad un certo momento devi scegliere, resti nello show oppure lo abbandoni?

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163 risposte a “La Sardegna è una stronza

  1. Angelo

    Complimenti…tante volte ho pensato queste cose, tu le hai scritte bene, con passione

      • paola mameli

        Caro Giuseppe, condivido tutto di quello che dici. Io l’ho abbandonata poi sono tornata per quel mal di sardegna..Ora voglio scappare nuovamente. Ma ho una consapevolezza: la causa dei nostri mali è la politica. E’ come un cancro molto aggressivo che si impadrona di tutto. Fino a farti morire. Se ti salvi è perchè hai detto loro si una volta ma è un’illusione…hai solo i giorni contati ..poi ti lasciano morire..morte che avresti potuto evitare partendo all’estero..

      • paola mameli

        Caro Giuseppe, condivido tutto di quello che dici. Io l’ho abbandonata poi sono tornata per quel mal di sardegna..Ora voglio scappare nuovamente. Ma ho una consapevolezza: la causa dei nostri mali è la politica. E’ come un cancro molto aggressivo che si impadronisce di tutto. Fino a farti morire. Se ti salvi è perchè hai detto loro si una volta ma è un’illusione…hai solo i giorni contati ..poi ti lasciano morire..morte che avresti potuto evitare partendo all’estero..evviva!!!!!!! 6 novembre 2013 data storica per la sardegna. Hanno arrestato due politici per appropriazione di denaro che doveva essere utilizzato per scopi pubblici e invece sono stati usati per comprarsi rolex d’oro..etcc…forse rimango in Sardegna!!! C’è aria di libertà con due ladri in meno.

    • max

      io penso e credo che la stronza non sia la sardegna. .il problema è l’italia. .ognuno di noi e libero di cercare altrove quello che qui non è riuscito a trovare. .altrimenti sembra che viviamo in Congo. .la sardegna e lenta anche perche i Sardi non fanno mai niente x migliorare queste lacune,i Sardi scappano e da lontano criticano quelle carenze che i sardi stessi non riescono a colmare. .tutti le isole del mondo hanno dei limiti,ma isolani si nasce. .quindi nella vita hai 2 scelte:viverci con quello che la tua terra può darti o pure andare via e inseguire i propri sogni . .ma x favore non considerate la vostra terra una stronza,perche proprio in questa terra grazie anche hai nostri genitori che in molti casi erano e sono pastori,contadini ecc ecc hanno permesso ai loro figli di studiare e laurearsi qui. .per poi diventare i nr 1 dall’altra parte del mondo. .la Sardegna dal mio punto di vista è una mamma povera,che ci ha cresciuto con quel poco che ha,e spesso siamo noi a non valorizzare la nostra mamma. .

  2. Carla Guerci

    manca solo la risposta all’eterna domanda…”ma perchè?”

    • Angela Pinna

      posso rispondere alla domanda “Perche?” secondo una mia esperienza. Cercavo lavoro in sardegna da sarda che sono, in ambito ospedaliero, e come si sà per entrare alle asl ti costringono per forza ad appoggiarti ai politici…Feci cosi..Sapendo del mio legame affettivo con il mio ragazzo pugliese, il quale lui stesso è in primis impegnato con la politicata, ma nella sua regione, Beh! che mi sento dire? dato che avevo questa opportunità di avere anche speranze in Puglia perche non tentare li..forse sarebbe stato piu semplice..Cioè cosa scioccante per me..ecco perche!! perche è la politica sarda..la mentalità dei politici sardi e il loro sitema di gestione che ci porta a fare scelte del genere..ora sono emigrata dalla sardegna, e va bene cosi..non mi spacchero le ossa per ritornarci , se succederà bene se no si va avanti portando nel cuore la prorpia origine.

  3. La storia della vita di molti di noi in un atricolo di poche righe. Complimenti.
    Io aggiungerei solo una certa insofferenza per chi ancora vive in un certo provincialismo mentale a cominciare dai miei concittadini cagliaritani, un certo atteggiamento di chi non ha capito di essere una goccia nel mondo e ci costringe ad essere ancora pochi e divisi. Forse dovremmo creare una corrente di pensiero degli emigrati sardi in Sardegna.

  4. Filippo

    Bel post. Sono uno dei tanti emigrati e sinceramente a me della Sardegna manca tutto sommato molto poco: la famiglia, i pochi amici rimasti che posso definire tali, i paesaggi e il mare…ma alla fine, esistono le ferie per quello, e devo ammettere che a piccole dosi anch’io avverto le sue potenzialità e un’inevitabile nostalgia. Come terra, è bellissima. Ma per il resto…non rimpiango quel microcosmo provinciale di pettegolezzi, familismo, maleducazione civica, accidia e invidia che ho riscontrato per anni prima di decidere di “aprirmi al mondo”. Sarò pessimista, ma ormai sono giunto alla conclusione che la maggioranza dei sardi, almeno quelli che “mandano avanti la baracca” siano davvero antropologicamente così: pochi e disuniti. Il problema non è però tanto quello, perché rispecchia una naturale realtà provinciale, quanto il fatto che fino a quando le posizioni di rilievo saranno affidate con criteri spesso non meritocratici, le amministrazioni ne risentiranno. Non c’è mobilità sociale in Italia, e ciò si rispecchia inevitabilmente sulla nostra isola.

    • Avrai ragione o non avrai ragione, io non lo so, ma certo è che io nel mio piccolo OGNI GIORNO provo a contribure affinché abbia ragione De Andrè, ovvero che veramente DIO si sia ispirato alla Sardegna per il suo paradiso.
      Quello che voglio dire è che se analizzi ogni contraddizione della mia terra, ti accorgi che oltre alle potenzialità ci sono veri successi che sono nascosti dall’eterna convinzione che fuori sia megliore. Non voglio portare esempi perché non ha senso, sono sicuro che ne troveresti tu stesso.
      Ogni popolo vive in un proprio contesto storico-sociale ed oggi estremamente importante contesto economico, e non si può pensare di prendere una best practise di un successo (le bici dell’Olanda per esempio) ed applicarla da un’altra parte, non funzionerà mai da nessuna parte, tanto meno in Sardegna dove oggi la crisi segna le stessa le priorità. Quello che si può fare è analizzare la storia del popolo e della sua terra, coglierne le potenzialità e lottare affinché le GENERAZIONI future le colgano.
      Non basiamoci o aspettiamo i burocrati, incominciamo dal vicino di casa che non ha cura della differenziata.
      Chi fa esperienze fuori e vuole tornare avrà una grande responsabilità, portare e seminare ciò che ha imparato. Chi non ha esperienze esterne, fa bene a farle. Chi resta in Sardegna è bene che si svegli affinché migliori la sua condizione di vita sociale ed economica e della terra stessa. Chi torna per le ferie, se le goda e basta, senza confronti.

      Complimenti per il post.

      • Filippo

        Condivido tutto quello che hai scritto, forse stiamo cercando di dire la stessa cosa ma con due stati d’animo diversi: amo la mia terra e so che quelli di cui parlo sono una minoranza (anche se rumorosa). Volevo solo dire che c’è chi ha pochi mezzi oltre alla semplice buona volontà, e può fare poco contro l’immobilismo politico, burocratico, economico ecc. Per una certa fascia d’età, vivere in Sardegna è una prigione dorata. Il tasso di disoccupazione è davvero troppo alto per poterlo defenestrare in pochi anni: che te ne fai del bel tempo, del sole, delle spiagge, se non hai un lavoro per mantenerti e magari sei costretto a vivere con la paghetta dei genitori fino a 35 anni (ne conosco parecchi)? Te li godi davvero? Certamente non si tratta di responsabilità nostre, ma torniamo a capo: l’Italia è in crisi perché è spesso amministrata male, da persone che ricoprono posti di governo che non dovrebbero occupare, non selezionati in base alle competenze. E’ un malcostume tutto nostro che inevitabilmente influisce a livello regionale e locale. Massima stima e rispetto per tutti quelli che si muovono per cambiare le cose, ma bisogna anche capire che chi va dai 27 ai 35-40 anni ha bisogno di sistemarsi, di crearsi una vita indipendente, e questo nel caso specifico della Sardegna al momento non è possibile per molti. Si vive una vita sola, e così si parte. Ho fiducia nei sardi, ci sono tante persone che si muovono e “si sbattono” per la causa, ma penso che la palla vada passata a chi ha veramente qualcosa da perdere nell’andare via, come i ragazzi molto giovani e chi è riuscito a trovare una sua sistemazione lavorativa e sociale. Per gli altri penso che sia più razionale accumulare un’esperienza che possa tornare utile in un futuro speriamo non troppo lontano, quando davvero si riapriranno gli orizzonti di cui tanto parliamo che la nostra isola può raggiungere, come dici tu.

      • max

        Grande Andrea. . credo che hai riassunto la vera realtà della Sardegna in poche righe. .perché andar via e puntare il dito e facile,ma è più difficile rimanere cercando di cambiare le cose x renderle migliori. .la Sardegna è un’isola e come tutte le isole minori ha i suoi limiti. .quindi non facciamo paragoni del tipo Los Angeles Cagliari,o Londra Sassari. .isolani si nasce poi sta a noi decidere se rimanere e cercare il modo x rendere questa terra migliore,o pure andar via e inseguire i propri sogni altrove. .se la Sardegna è una stronza allora l’Italia intera che cosa è?. .io avrei già la mia risposta,ma penso anche voi. .

    • Marta

      …”provincialismo, pettegolezzi, familismo, maleducazione civica, accidia e invidia”…esistono anche nelle più grandi città e più grandi metropoli ..lasciatelo dire da chi in una grande metropoli ci vive …dov’é quest’oasi di pace e civiltà dove vivi?

      • Filippo

        Non vivo in nessuna oasi ma in una realtà semplicemente più grande dove, per quanto quelle note siano ben presenti, è più facile che si disperdano nella vasta gamma di conoscenze e possibilità che essa offre. Certo, ci sono dei prezzi da pagare, il paradiso in terra non esiste, ma sinceramente non avverto la stessa sensazione di contatto “gomito a gomito” che avvertivo in Sardegna. Anche dove vivo ora esistono i clientelismi e così via, ma se sei bravo, e ti impegni, a costo di fare sacrifici, puoi farcela a salire la scala, a dispetto dell’età, dei contatti eccetera: non è una prerogativa esclusiva di pochi fortunati, perché, anche in tempi di crisi economica, le chance per ritagliarsi un proprio spazio ci sono. La competitività è forte, dura, ma non è distruttiva: non c’è la sindrome del “vicino con l’erba più verde”. Invece di Cagliari, ad esempio, continuo a sentire e a leggere di beghe tra comune e baretti, di dispettucci locali tra privati, non si riesce neanche a trovare un accordo per lo stadio della squadra di calcio!! Aprire un’attività in proprio è a dir poco un azzardo. Seriamente, ripeto, l’estero non è l’eden, non è tutto oro quello che brilla, siamo d’accordo: ma non si può neanche trincerarsi dietro un orgoglio cieco e non costruttivo, come a nascondere la polvere sotto il tappetino. La Sardegna ha molti problemi, stratificati in vari settori: chi ha governato la regione ha dimostrato in più occasioni di essere incapace a gestirli, anche per il fatto che non c’è una unità di intenti e un coordinamento politico coerente tra le varie zone dell’isola. Scusate se uso toni duri, ma tutti i discorsi, giustissimi, sulla terra incantevole e sulle bellezze ambientali li do per assodati. Quello che dico è semplicemente: concentriamoci sui nostri problemi, affrontando la verità anche se non ci piace.

      • E

        In risposta a Marta …
        Le oasi ci sono 🙂
        Ho vissuto il dilemma descritto sopra per oltre dieci anni: la Sardegna non mi offriva nessuna prospettiva. Lavoravo ad alti livelli ed ero uno degli innumerevoli super qualificati e sotto pagati di cui é popolata l’isola.
        La Sardegna mi stava stretta … Eppure Ogni volta partivo e ogni volta rientravo, perseguitato dal dilemma che attanaglia chi, come noi, vuole un futuro migliore. Ho vissuto per molto tempo all’estero, in città come Parigi e Londra …. Finché ho trovato l’Australia.
        Gente alla mano, altruista e generosa; persone abituate al rispetto reciproco, che hanno senso civico da vendere e che non si tirano indietro nel far di tutto per aiutare anche uno sconosciuto. Qui non vedo invidia e non esiste la superficialità che c’è dalle nostre parti. A nessuno frega un tubo di come sei vestito o di quanti soldi hai in banca.
        Non ci credete?
        Va bene. Non devo convincere nessuno :):)
        Io sto qua … e me la sono sudata. Ora però, per la prima volta in vita mia, la Sardegna non mi manca neppure un pochino.
        Vivo dall’altra parte del globo da due anni e onestamente, non ho alcuna fretta di ripassare da quelle parti, neppure per una vacanza 🙂
        In bocca al lupo a tutti 🙂
        E non smettete di cercare … Se cercate significa che non siete del tutto felici … e credo che per ciascuno esista l’oasi perfetta.

    • Luigi

      Sono d”accordo e devo dire che poi staccandosi in una età in cui si ha consapevolezza e, come hai detto tu , ” ci si apre al mondo” , ” il mondo di fuori ” , a livello sociale , appare , perlomeno nella mia esperienza , come la materializzazione di un sogno .
      Sull’isola la meritocrazia non è che non si applichi solo nell’ambito governativo , ma non c’è proprio selezione naturale praticamente in nessun campo , ed è questo a mio parere che differenzia la Sardegna dal “resto del mondo”, dal ” continente” .
      Troviamo giustificazioni per tutto e su tutto , sugli abusi che compiamo e sugli abusi che subiamo ( da sempre ) . Per me è palese : la maggior parte delle responsabilità sono largamente nostre .

      Il fatto è che poi alla fine ti fermi e dici non è la Sardegna che è una stronza , siamo noi sardi degli stronzi e , anche se non vorrei dirlo , mi sembra una partita persa credere di cambiarci .

      • sottoscrivo tutot quello che dice filippo
        la sardegna offre poco, i paesini sono per la mggiorparte posi dove ci si sente ingabbia, e cagliari la grande città che dopo 4 anni n vedi l’ora di andartene.
        ho fatto bene ad andrmene e cmq mi dispiace aver lasciato una parte di me nella mia terra e amici, ma a questi aspetti positivi ci sono talemente tanti aspetti negativi che come diceva gramsci uscire dalla sardegna è utile per accorgersi che il mondo è diverso! la sardegna sembra l’isola che nn c’è di peter pan…

      • Marta

        Il post di Giuseppe é molto bello ..il sentimento che ha suscitato in me é stato un mix di rabbia e tristezza..semplicemente la consapevolezza che effettivamente la Sardegna é la terra dove sono nata, che mi ha fatto diventare quello che sono ..ma che non mi puo’ dare oggi quello di cui IO ho bisogno (e non é detto che é quello di cui han bisogno tutti)..Per me la Sardegna é come i miei genitori che mi hanno permesso di volare sin da giovanissima ma che mi aspettano sempre a braccia aperte…e io sono contenta di riabbracciarli ogni volta!
        Nella sostanza siamo tutti d’accordo, se ce ne siamo andati é perché altrove abbiamo trovato di meglio..perché altrove siamo riusciti a realizzare magari una parte dei nostri sogni.
        Del resto a quale pazzo verrebbe in mente di poter far carriera come pubblicitario (come queli dei film @dreams) in Sardegna?…ma se cambiassimo la domanda? A quale pazzo verrebbe in mente di poter far carriera come insegnante di vela o costruire una fattoria e allevare bestiame nel cuore di una metropoli? (…….)
        Quando me ne sono andata é perché i miei sogni e quello che volevo “fare da grande” non erano appropriati al contesto dove abitavo…ma se i miei sogni fossero stati altri non me ne sarei andata!
        *Personale opinione*
        In linea generale e più pratica certo oggi la Sardegna da poche opportunità in tutti i campi..ma non é un problema sardo…é un problema Italiano..quindi a mio parere non riconducibile solo all’isola (poi discorsi sul sardo non é capace di valorizzare le sue risorse, che non ha spirito imprenditoriale, che “si lascia fare”, ci sarebbe tanto da dire e sono d’accordo)..
        Non sono invece d’accordo con certe prese di posizione dove a quanto pare l’invidia, il clientelismo, il pettegolezzo e non so cos’altro sembra siano prerogative e caratteri distintivi della terra dove siamo nati…e mi fanno sorridere anche frasi come “la sardegna mi stava stretta” (..@nostalgia della ribellione adolescenziale?)…o il “ci si apre al mondo se si parte” come se in Sardegna fanno ancora il fuoco strofinando due pietre …bah…
        Abito all’estero da più di 6anni, l’università l’ho fatta nel “continente” e una parte all’estero dove poi sono rimasta…oggi faccio un lavoro che mi piace e che in ITALIA (quindi non solo in Sardegna) non avrei mai avuto la possibilità di fare! Meritocrazia dei “paesi civilizzati”? ….mmmh si certo..pero’é il mio secondo lavoro..mi ero fatta conoscere nell’ambiente e hanno prefrito me piuttosto che un candidato lambda sconosciuto..
        A Cagliari litigano nei bar e si fanno i dispetucci tra privati? …non so dove abiti caro..ma io di beghe e litigate nei bar di quartiere ne vedo tutti i giorni..tra clienti..e tra gestori per la concorrenza spietata…
        L’oasi di pace per te Luigi esiste in Austrialia? Good luck boy …personalmente non andrei cosi’ tanto lontana dalle mie radici, dalla mia terra dalla mia ITALIA e dalla mia SARDEGNA dalle mie origini dalla mia storia..o quanto meno non rinnegherei cosi’ fermamente una parte di me stessa gridando ad alta voce che non ci tornero’ nemmeno in vacanza (WHOW!..)
        ..A me viene da pensare che siete voi che vedete più verde l’erba del vicino …
        Detto cio’ mi auguro che l’Italia e la Sardegna escano al più presto da questo contesto politico ed economico devastante..e che siano un giorno in grado di riaccogliere chi come me forse un pensiero alla rimpatriata sarebbe pure disposta a farcelo!
        @Peace

      • Luigi

        @marta
        hai forse confuso il contenuto di 2 post …io ho ripreso “aprirsi al mondo ” da un post precedente e il discorso dell’Australia e di un post non firmato successivo , ma non mio e che nemmeno mi appartiene come ideali …

        poi sul resto delle cose:
        a) ribadisco il fatto che non ci sia selezione naturale in nessun campo porta innanzittutto ovviamente un abbassamento del livello , conseguente perdita di competitività con l’esterno e via dicendo
        b) è una giustificazione quella del discorso “ma anche i Italia ” eccetera …perchè se tutti avvertono questo distacco quando rientrano/vanno via vuol dire che è differente , come ” la gente ” fra qua e là è diversa …antropologicamente e storicamente …è “a parte ” …come diceva Simon Mossa e numerosi altri …e questo per me dovrebbe essere un punto di partenza
        c) essendo volenti o nolenti ” diversi” agiamo diversamente anche a livello sociale …però purtroppo ci ricordiamo di essere “una comunità ” solo in queste occasioni di nostalgia oppure appunto in tutte quelle manifestazioni di malessere diffuso che possiamo chiamare pettegolezzo cattiveria ignoranza ecc… facciamo della nostra diversità e del senso di comunità un handicap o un automutilazione a seconda di come la si voglia vedere
        d) proprio perchè siamo diversi siamo una regione a Statuto speciale , con alcune libertà di manovra garantite , che però vengono spesso mal utilizzate …
        la Sardegna , a livello politco , se vogliamo individuare un colpevole per esempio nella politica , come Regione ha un bilancio , se non sbaglio , di 10 Miliardi di euro/anno …vuoi sentirne una ?? L’ente per la promozione del turismo e affini è stato ripristinato proprio in questi ultimi giorni con un budget di 3 milioni di euro …è abbastanza indicativo credo , pensando a quanto il turismo dovrebbe incidere sull’economia dell’isola

        @peace

      • Luigi

        @ marta : ovviamente il discorso sull’ente promozione non per il budget , per quanto esiguo , ma proprio per il fatto in sè che una struttura del genere non fosse presente per un periodo di tempo e che sia comunque legata a doppio filo con la politica , e non indipendente

      • Marta

        Scusami Luigi per averti confuso con E …
        Riguardo a tutto cio’ che dici riprendo una frase del mio commento precente “(poi discorsi sul sardo non é capace di valorizzare le sue risorse, che non ha spirito imprenditoriale, che “si lascia fare”, ci sarebbe tanto da dire e sono d’accordo)”
        …il mio intervento su questo post e la mia replica a certi commenti era di diversa natura!
        @Peace ..sempre

      • Alessandra Marras

        @marta: chapeau!!!

      • efisiu

        bla bla bla e ancora fueddusu, perché non incominciare a dire cosa vogliamo fare ( nossusu ) per la nostra terra? siamo 600.000 che siamo scappati per la fame, abbiamo esempi tutti i giorni del dannnnnnnoooo della colonizazione,
        con la complicità dei Tzarakkusu Purexusu ,Siamo al 90%
        AMMASIERAUSU, e SKOTZINAUSU, ecco che anch’io di chapeau au gouvernement rital de merde , per essere riuscito apiegare un popolo fiero orgoglioso

  5. Federica

    Bellissimo, mi rappresenta in pieno e non avrei potuto trovare parole migliori.

    Il problema è che se mi fermo a pensare mi viene da dire che siamo noi degli stronzi che non ci battiamo abbastanza per renderla migliore.

    • Dani

      Brava, io son stato un anno solo fuori e ho deciso subito di tornare alla prima mezza occasione per rimettermi in gioco nella mia terra. Ho imparato ciò che nell’isola non potevo imparare e son tornato per lavorare il doppio per metà salario. Però ora son passati 7 anni e abbiamo creato con amici una piccola azienda, il salario è sempre metà, ma questo sentimento descritto nel post, non l’ho mai rivissuto e mi son promesso di non riviverlo mai più!

      • lori

        apri un po’ di piu’ la tua mente al mondo che cambia!!!!!

      • clara

        condivido quello che dici, Dani!
        l’articolo descrive benissimo ciò che si prova da emigrati, ma, anche per quanto mi riguarda, quella sensazione è svanita molto in fretta dopo esser tornata qui. non nego che sia stato un trauma, inizialmente, ma dopo poco più di un anno ho iniziato ad aver le prove che pure la Sardegna è piena di persone aperte che stanno contribuendo nei modi più diversi a cambiare le cose. probabilmente una piccola percentuale, ma che credo sia destinata a crescere esponenzialmente. certo sono per lo più persone che hanno vissuto un periodo fuori più o meno lungo (e qualche volta non sono neanche sarde).
        ovviamente per vivere qui servono una buona dose di spirito d’adattamento, moltissima intraprendenza e voglia di fare rete. non è un posto per chi abbia a cuore la carriera o miri a un tenore di vita alto, o che cerchi un lavoro preconfezionato.
        lo dico senza alcun giudizio, è giusto che ognuno cerchi la sua strada, vivere qua frustrati non gioverebbe né alle persone in questione, né al contesto

  6. Ale

    Non ti conosco ma a leggerti è come se ci conoscessimo da una vita. Anche io sardo, emigrato grazie o per colpa dell’erasmus, ormai da tanti anni. In effetti l’idea che m’ero figurato per rappresentare figurativamente quello che esprimi anche tu e in cui mi vedo riflesso era un gioco meccanico: un elastico fissato sulla mia schiena e con l’altra estremità fissa in un punto, la mia città da emigrato, che talvolta cambia. Ora Girona, ora Barcellona, ora Santiago de Chile, ora …E quest’elastico fa in modo che le mie voglie di tornare in Sardegna siano trattenute come con un elastico resistente dalla parte opposta. All’inizio sono pieno di forze e mi aggrappo forte alle rocce di granito e alle querce e alla sua macchia profumata. Poi è proprio il carattere rude e indolente, forse ereditato per contagio dall’Italia o forse tatuato a fuoco da sempre sui nostri “sardosomi”, che mi fa perdere la presa e così scivolo di nuovo via, prima piano, poi sputato come un razzo.
    Non ti conosco, ma ho allacciato il tuo blog al gruppo che ho creato per i miei studenti, perché a parte l’italiano cerco di insegnare anche la nostra cultura, e la mia è prima di tutto quella della Sardegna.

    Complimenti. Alessandro

  7. Benedetta

    chapeau.
    una cagliaritana immigrata

  8. SORTILEGIO

    Quando ti staccherai per ripartire
    dall’Isola dei Sardi
    con la memoria densa
    di favolosi incontri, di paesaggi
    senza tempo e di antiche creature
    pazienti, allora il cuore,
    fratello d’oltremare,
    ti peserà come un frutto maturo.
    I tuoi occhi e i pensieri stenteranno
    in quel commiato a sciogliersi
    dalla terra, che quanto più dirada
    tremula all’orizzonte,
    sommessa più nell’anima s’addentra
    con il suo sortilegio. Con un filtro
    che ha il profumo del timo del Limbara
    e del vino d’Oliena,
    l’alito dei lentischi,
    delle macchie di cisto,
    il fiato delle umide scogliere,
    il sapore del miele di Barbagia,
    la dolcezza dei lidi e dei tramonti
    lungo il Golfo degli Angeli,
    il colore d’Alghero stemperato
    con le sue torri bionde e le sue guglie
    tra rive di corallo,
    la forza millenaria
    dei tòneri d’Ogliastra
    e dei graniti azzurri di Gallura.
    Questo filtro spremuto alle brughiere
    e dal seno dei toschi,
    dai vertici dei monti e dal respiro
    degli abissi marini
    ti correrà le vene in un languore
    dolce ed amaro di malinconia
    che forse chiamerai mal di Sardegna.

    Marcello Serra 1982

  9. Elisabetta

    Grazie per avermi fatto capire che non sono una marziana a provare queste cose…
    “Chi parte vuole tornare, molti invece vorrebbero andarsene, chi torna dopo un anno vorrebbe ripartire e se riparte vorrebbe rientrare.
    E’ come una gabbia dorata, se non esci fuori rimani tranquillo, inconsapevole di ciò che fuori scorre, inconsapevole degli altri mondi con altri ritmi, ma se esci sei fregato”
    Sono partita, sono rimasta fregata, sono ripartita, tante volte, sono ritornata e dopo un anno sono ripartita. Ora sono ritornata, per provarci… Ti scrivo tra un anno?! Intanto ti seguirò… Coraggio!

  10. Silvio

    Penso che se la Sardegna è stronza, più stronza è la sua gente (ma non tutta). Lo dico nel giorno dell’anniversario della strage dei minatori del Buggerru. Quelli si che erano uomini veri, non stronzi! In questi ultimi cento anni gli stronzi son riusciti a calarsi le braghe e svendere la Sardegna per una manciata di posti di lavoro. Ma chi sono gli stronzi? Ce ne sono di due tipi. Ci sono stronzi come me, te e noi tutti (o quasi). Siamo gli stronzi coscienti. Siamo gli Stronzi che hanno assistito passivi mentre la Sardegna veniva data in mano agli industrialotti del petrolchimico e alle delle multinazionali dell’eolico, inondata di cemento sulle coste e sventrata nelle miniere. Stronzi che lasciano partire i giovani, come si faceva un tempo, a cercare lavoro in Germania. Stronzi che guardano i furbi arricchirsi a forza di malaffare e clientelismo, mentre la Sardegna è allo stremo. Poi ci sono gli stronzi Stronzi, quelli che associano la fierezza dell’essere Sardo alla “balentia” del muretto a secco, al pantalone di velluto e all’etichetta della birra ichnusa. Stronzi che scordano la propria storia da immigrati e hanno paura di neri e dei romeni. Stronzi che se quello è Froscio è meglio che si allontani. E poi ci sono i veri uomini ma quelli sono pochi…molto pochi. Un abbraccio Pè. Ti aspetto a Settembre per fare quattro chiacchere tra stronzi…coscienti…ma pur sempre stronzi.

    • io ci credo!!!

      é anche vero che è stata venduta agli industrialotti come dici tu, ma con quelle piccole industrie che avevamo, ci hanno dato l’opportunità di crescere e di studiare e dare occupazione alla sardegna. In sardegna non si può vivere solo di turismo come vogliono fare a tutti i costi, non si può vivere di stagioni. Non possiamo fare tutti i camerieri e i cuochi o muratori per costruire alberghi o villaggi turistici, la sardegna ha bisogno anche di altro. La verità è che non abbiamo polso per gestirci le cose noi, sempre “lascia fare” l’importante avere il posto e vai che intanto dura.L’unica regione in Italia che non ha il gas metano, si propone di fare il gasdotto: no non si fa..rimaniamo ancora a togliere carbone (oltretutto che non rende) , a noi va bene che tutto resti così guai cambiamento e miglioramento. I soldi a pioggia sono finiti.Per non parlare di eolico e fotovoltaico, il primo problema italiano e sopratutto sardo per le aziende che abbiamo è l’energia perché l’italia e la sardegna non hanno materia prima per farsela però guai all’eolico o fotovoltaico, meglio spendere soldi e comprarla in Francia. Questa è la realtà.Quando si realizzava la linea ferroviaria in sardegna da Cagliari per Chilivani poi Sassari e Olbia si stava gia pensando di realizzare l’alta velocità, con i treni elettrici. Tutto predisposto progettato binari linea elettrica aerea TRENI COMPRATI DALLO STATO APPOSITI NOOOO I SARDI NOOOO!! GUAIIII…ecco allora, bisogna farsi un esame di coscenza tutti quanti, bello il mare,bello il paesaggio, bella la barbagia ma se siamo arrivati a questi livelli e solo colpa nostra!!!!… Non si vive di acqua salata senza idee..

  11. giuseppe

    Cerntrato il punto! Che dire? Vero, verissimo… in sardegna si “vive” di piccole miserie quotidiane confuse per fortune e benessere.. siamo talmente abituati a non avere nulla che non ci accorgiamo più della non vita che facciamo.

    • Andrea

      Vorrei che ognuno di noi si chiedesse veramente di cosa ogni giorno ha bisogno. Lasciate perdere la retorica e pensate cosa serva oltre ciò che ci convincono serva.
      Capirete che non tutti possiamo o dobbiamo assomigliarci. Ognuno ha e fa in base a ciò che gli serve. Capirebbe che é fortunato a vivere dove ancora la vita la mattina si sveglia col sole e non con l’ombra dei palazzoni delle metropoli.
      Si capisce che basta poco per vivere perché il resto esiste gia. L essenziale della tecnologia é ovunque anche il pastore che affitta la pecora o vende il formaggio usa internet però sa che deve svegliarsi presto. Accetta di non sedere al caldo dell’ufficio.
      Ovviamente è vero in ogni parte del mondo dove la vita non sia scandita dal semaforo delle metropoli. Io ci vivo già in un posto simile. In Sardegna.

      • franca peloso

        pienamente d’accordo! ognuno di noi deve capire cosa gli procura la felicità….a tutti l’augurio di trovare la risposta giusta.

  12. elena

    grazie per aver riassunto così bene il sentimento che proviamo in tanti. Aldilà della scelta che ognuno fa, siamo tutti eternamente divisi…

  13. andrea

    Il pro e il contro della Sardegna è che siamo (sono) un milione e mezzo. In Sicilia abitano 7 milioni in un territorio poco più grande.

    Non c’è scampo. Si vive di statalismo. Anche sfruttando quelle cose belle che ci sono (turismo, prodotti agro-pastorali) non si può andar tanto lontano. Le strade le devi tenere. Gli ospedali li devi tenere. Idem le scuole. I soldi delle nostre tasse non bastano.

    Forse l’Australia ha la stessa densità, ma c’è meno dispersione.

    Tutto ciò però è niente se si pensa che la vita in Sardegna è bella, se non hai ambizioni. Se sei ambizioso te ne vai. Te ne vai perché te ne sei già andato, e diventi figlio del mondo.

    Non siamo orfani… o “emigrati”. Siamo figli del mondo.

  14. E’ una bella provocazione. Queste cose le abbiamo pensato tutti, noi che abbiamo avuto la fortuna o maledizione di vivere il mondo “di fuori”. La Sardegna sembra un mondo parallelo in cui il tempo scorre molto più lentamente e niente realmente cambia.
    Però è anche il momento che iniziamo a ragionare su quale sia la nostra colpa in questa situazione.
    I livelli di delega sono troppi: cittadino, politico locale, politico regionale, politico nazionale, dirigenza di partito, governo, accordi internazionali. Tutto succede sopra le nostre teste ad un livello troppo distante da noi.
    Ci sentiamo impotenti e perdiamo interesse a informarci e ad agire.
    Se vogliamo vedere un cambiamento dobbiamo iniziare a immaginarlo e poi esigerlo con ogni mezzo a disposizione.
    [Mirko]

  15. roberta

    In quei luoghi, in quei paesi , in quelle citta’ in cui vi siete trasferiti perche’ piu’ ” avanti” di noi ci saranno stati degli uomini che si sono rimboccati le maniche e hanno reso quelle che alle volte paiono utopie concrete realta’. Perche’ non lo facciamo mai noi nella nostra terra? Perche’ non siamo mai noi che ci rimbocchiamo le maniche?

    • Luisella

      Ciao Roberta, credo che la risposta alla tua domanda stia nel fatto che per arcaici motivi abbiamo bisogno di delegare ad altri le nostre responsabilità, il nostro NON FARE , è sempre colpa di qualcuno, ma mai nostra… noi siamo sempre li a guardare con invia quello che fanno gli altri, ma non siamo disposti a cambiare nulla. E’ colpa di chi viene per fare impresa ci sfrutta e se ne va, di chi viene a fare il turista e se ne va, di chi decide di venire a viverci e lavorare onestamente ma ti frega il lavoro etc etc etc … insomma girala ma fin dalla notte dei tempicome vuoi la colpa è sempre degli altri… Non so perché siamo fatti così, ma questa è la realtà…

  16. Claudio

    Quello che scrivi ha sicuramente una valenza e una sua importanza perché frutto dell’esperienza di una persona che riflette sulla NOSTRA terra. Ma non sono cosí sicuro di ció che ho letto. Ti scrivo da una piccola realtà inglese e ti posso assicurare che di miseria intesa come povertà, e non solo economica, c’è ne da esportare. Credo che per mille motivi che non vado ad analizzare siamo al palo come isola ma direi come sistema Italiano. Ogni volta che torno in Sardegna per me é una boccata di ossigeno puro, mi riempie. Campanilismi e invidia esistono da tutte le parti partendo dal condominio fino alle aule più importanti a livello istituzionale. La Sardegna, per il poco che posso aver visitato dell’Italia, rimane un caso imparagonabile. Un territorio immenso con una densità minima. Tutte le contaminazioni e storture forse sono ridimensionate dalla dimensione insulare (vedere cosa accade in Calabria – caso regione spesso usato per confronto con la nostra isola). Credo che dobbiamo imparare a fare di piú ma una volta appreso non siamo così male come descrivi (es.: differenziamo e ricicliamo in proporzioni vicino a quelle che puoi trovare al Nord). Direi che Noi (emigrati) abbiamo la responsabilità di dover “insegnare” e riportare nell’Isola tutte le competenze e il capitale umano e sociale che accumuliamo. L’isola non é stronza e, forse i sardi nemmeno. Prima o poi coglieremo e sfrutteremo tutte le opportunità.

    In generale credo che la colpa se vogliamo trovarne una é nel sistema economico che ci ha governato per 30 anni, al consumismo economico e sentimentale che ci porta a volere sempre di piú e a tutte le scelte sbagliate che abbiamo subito.

    Un saluto

  17. Andrea

    Complimenti, veramente un ottimo articolo.

  18. avete tutti ragione. il fatto è che siamo amministrati da gente avida incapace stupida e senza idee e senza amor patrio. 1400000 persone in un territorio grande come la lombardia avremmo vissuto con i nostri prodotti.sole acqua non ci mancano mai agrcoltura pastorizia e turismo.ma ormai siamo dipendenti dell italia se ci tagliano i viveri moriamo di fame.auguri cari giovani.

  19. Mauro

    Spero che lei si sbagli. E di molto. Che abbia Torto marcio! Sono via dalla mia Terra e dalla mia Citta (Cagliari) da oltre sei mesi. E starò via altri dieci mesi. L’unica cosa che mi tiene allegro e speranzioso è il desiderio di tornare, di riabracciarla…. e di riappacificarmici. Visioni..scorci e panorami mozzafiato che solo la Città del Sole sa regalare. Meno male che oggi giorno esistono programmi come GoogleEarth ad allentare la morsa della nostalgia, e compagnie aeree come Ryanair.. quando proprio non si resiste più.

  20. marcello

    bellissimo un abbraccio dalla California

  21. Elisabetta

    Che dire, hai descritto esattamente il mio stato d’animo , quel nodo alla gola che non si scioglie nemmeno dopo anni di lontananza dall’Isola.Pur essendo in accordo con la maggior parte dei commenti sopra, mi permetto di pensare che forse in Sardegna, in qualche sperduto paesino, sperduto come solo in Sardegna può essere, si possa ancora vivere ” gomito a gomito” , tra pettegolezzi e pregiudizi , ma godendosi le giornate come se il tempo non scorresse.Questo mi manca della Sardegna, il tempo senza tempo.

  22. Giusi

    Vivi andando e venendo come con una malattia orfana. Senza padre, ne madre, molte matrigne e patrigni. Con il cuore sempre rivolto li, non riesci a mollare la presa. E poi si c è il mare, il balsamo dei dolori. E ogni estate che finisce sembra un’ingiustizia. Odio gli aeroporti, l’ andare e venire sempre, ma quando sono ferma fuori da questa isola fatata, trovo quello che mi manca a casa. Un amore mai sazio quello per la mia terra che per questo non annoia mai.

  23. dimonioss

    Inappuntabile, non credo ci fosse modo migliore per esprimere la situazione in cui ci troviamo noi sardi ogni volta che prendiamo un aereo o una nave e lasciamo “sola” la nostra isola. Descrivere una sensazioni è sempre molto difficile ma tu con questo articolo sei riuscito a farlo, complimenti.

  24. Non saprei come commentare… è che al contrario di tanti, più passa il tempo, più vedo sempre meno differenze tra la Sardegna e il resto. Io ho studiato fuori ma sono voluta tornare. Mi dicono spesso che “dovresti andartene” ma il pensiero di poter tornare qui 15 giorni all’anno mi fa imbestialire!! Ci credo che poi la nostalgia non la sentono più, non si ricordano nemmeno!! Non voglio andarmene! Quanto a pettegolezzi e provincialismo, temo proprio che tutto il mondo è paese. Oh, altrochè!! Quindi ci sto, gli stronzi sono gli incapaci che ci governano, ma non li abbiamo solo noi. Gli stronzi siamo anche noi quando scendiamo in strada e blocchiamo il paese per i mondiali di calcio, ma perchè non lo facciamo anche senza i mondiali? Perchè in Sardegna è vero che in nome del “meglio di niente” ci stiamo svendendo l’anima. Ma anche là fuori hanno avuto gli stessi maestri. E imparano bene, se persino a un colloquio da commessa le domande sono “E un giorno vorresti sposarti? E avere dei figli?”… Le grandi città offrono più possibilità, è vero. Anche se ugualmente sottopagati, ma io non ci vado adesso, fuori, a fare la fame, nella speranza un giorno di… Ho amici ingegneri partiti al nord anni fa. Hanno cambiato ditte su ditte e non passano un anno senza dover rivivere lo spettro del licenziamento. Alla fine si sta bene dappertutto, la gente cortese c’è ovunque, mescolata a buzzurri ignoranti, purtroppo funziona così. Se devo andare via devo avere una motivazione molto forte. Ma se devo avere in mano il niente che mi si presenta, allora me ne sto qui. Almeno questa è casa mia. P.S. Mi fa sorridere l’aggettivo scelto… stronza… perchè proprio quello? Lo stesso aggettivo che di solito gli uomini appioppano a una donna bellissima solo perchè non disponibile (o peggio ancora, non disposta 😉 )

  25. giorgio

    Bravo, il titolo è così efficace che il post sta circolando sulle pagine facebook di decine di persone! Riguardo alla domanda conclusiva io non ho dubbi: abbandono! Anzi, ho abbandonato, quasi dieci anni fa. Abito a nord delle Alpi e lontano dal mare, della Sardegna mi manca solo quello. E dato che le ultime volte che sono rientrato a casa ho trovato il livello di inciviltà insopportabile (non sono io, è la situazione che continua a peggiorare, mi hanno assicurato gli amici) mi sono detto sai cosa? Il mare non c’è solo in Sardegna. Così quest’estate la mia dose di spiaggia, sole e mare l’ho presa a Maiorca.

  26. Grazie.
    Una che è tornata da 10 giorni, con le migliori intenzioni. Ed ora sta riguardando i biglietti per partire.

    • alex

      Metticela tutta,prova,riprova,credici…ma non dimenticare che devi sudare e prender schiaffi più di quel che pensavi.
      Non mollare se puoi e se mollerai sappi che in te non c’è nulla che non vada…è questa terra che è avara nei confronti dei propri figli.

  27. Eravamo pochi e quasi tutti lungo la costa occidentale, attorno a Mu e Ar, fra le paludi e il piede dei monti. Prima di immaginare di popolare la Corsica dovevamo popolare la terra dei danzatori. I Liguri si mescolarono alle genti di montagna accettando i nostri riti. Alla parola “romano” spergiuravano, urlavano, sputavano, ringhiavano, piangevano. I punici battevano l isola in cerca di volontari per le guerre e spiegavano che i romani erano uomini come gli altri anche se ottimi guerrieri, non dèi, non lupi armati. Li si poteva uccidere, erano necessari uccisori. Avevamo paura dei romani. Eravamo curiosi di vederne qualcuno. Arrivarono dal mare. Presero Karale. Fecero schiavi tutti i giovani di buona forza. Compresa la gente di Lo: non aveva avuto il coraggio di abbandonare incustodite le cantine dove aveva ammassato grano, fichi secchi, uva passa, formaggi, porco salato, oro e argento. I romani avanzarono sulla via fenicia, nella piana, migliaia e migliaia, ordinati in centurie, vestiti di bianco, armati ,calzati. Avevano capelli e barbe cortissimi. Questo ci sorprese quando li vedemmo. Oltre il numero profetato da Ursa cinquant anni prima. Come fili d erba in un pascolo. La gente di Mu rimase al villaggio. Avevano ricchezza da difendere, case grandi e luminose, mosaici preziosi, giardini con allegre fontane. Decisero di fare un dono ai romani per ingraziarseli: cento vacche pregne. Le schierarono davanti all ingresso del villaggio, nello spazio del mercato, fra i nuraghe e le mura di Tarros. Dopo la presa di Karale, Tarros era diventata un formicaio impazzito. Chi aveva potuto era fuggito per mare.Ogni imbarco sulle poche navi disponibili era stato pagato a peso d oro. Molti punici non erano fuggiti perchè non abbastanza ricchi, si erano nascosti nelle case di Mu e si erano mascherati da sardi. I romani non guardarono la vacche pregne, entrarono a Mu, spinsero con le lance sardi e punici sino al mercato. Divisero gli uomini dalle donne. Al tramonto uccisero gli uomini con mazze di pietra. All alba squartarono le donne affinchè non generassero romani, ognuna legata ai piedi di quattro cavalli che partivano assieme verso i quattro punti cardinali. Lasciarono vivi quattro bambini di sette anni e permisero che fuggissero verso i monti, pensavano che avrebbero raccontato quel ch era accaduto, spaventando eventuali resistenti. Itzor di Ar chiese: “A questo serve conoscere i punti cardinali?”. Antonio Setzu sospirò. Mi guardò: Tacque: Guardò la pendola sul camino: le otto. La stanza era fresca: Mi inebriai del profumo aspro di mele conservate sui graticci in un angolo buio. Non ero stanco di ascoltare. Antonio Setzu addentò un pezzo di formaggio. Masticò lento, pensoso. Bevve un sorso di vino. La donna ascoltava i rumori in silenzio a occhi chiusi o dormiva. … Cominciavo a intuire che la storia narrata era la storia delle donne e degli uomini che hanno vissuto prima di noi nell isola dei danzatori, madri e padri forse a noi simili per dolcezza e sorrisi o per la follia che non sappiamo dove nasca. (Passavamo sulla terra leggeri – Sergio Atzeni)

  28. ale

    Ciao io vivo in Sardegna,e non c’e’ nulla che mi renda più fiero..!! abito in campagna.ho l orto….,i maiali le galline….. abito a a due passi dal mare….. sento le onde infrangersi negli scogli,spesso sello il cavallo e mi faccio una passeggiata in spiaggia……in autunno salgo su in montagna…tra i boschi in cerca di funghi o asparagi,o smplicemente per portare il cane a stirarsi le gambe…..! amo in modo morboso la mia terra, le sue tradizioni la sua cultura ,l’ospitalità ! non potrei fare a meno di lei…! teoricamente sarei un cosiddetto” balente” perché vesto solo in velluto e scarponi in pelle, la mia musica preferita e quella sarda…..io in Sardegna non solo ci abito….ma la vivo pienamente in tutte le sue forme, leggo libri sulla sua storia passata e recente, e spero di non andare mai via da questa terra…..ci sono luoghi che ti lasciano col fiato sospeso…..luoghi dove l’uomo e’ passato solo per caso ….. l’uoghi che non sono pari a nessun altro posto…..ma per vedere tutto questo bisogna amarla e viverla sino all’ultimo respiro…..!! qui la semplicita e di casa….impari ad apprezzare le piccole cose della vita…e ti rendi conto che alla fine tutta questa tecnologia non serve a nulla…..!

  29. alex

    in breve : penso,ho visto e provato le stesse identiche cose che hai scritto,solo che da tempo anzichè stronza la chiamo TERRA MALEDETTA ! é quasi un inferno,forse è il purgatorio in terra !
    A malincuore devo dire che la odio perchè è come una madre cattiva e avara di affetto,ma pur sempre tua madre…
    Odio questo cordone ombelicale odio dovermi sentire legata a una casa che di accogliente ha solo il clima ,la natura e poco altro.
    Il resto ti fa sentire a casa si,ma del nemico.
    Mi sono sentita più a casa quand’ero fuori da quì.
    Cara mia sardegna TI ODIO ,come tu odi i tuoi figli !

  30. Da vent’anni la Sardegna è la mia seconda casa. L’adoro forse più della mia Brianza alcolica. Ogni volta che torno mi sento più che a casa. Pur nelle sue contraddizioni, nei suoi difetti, io amo tutto quello che rappresenta. Quando la lascio mi manca sempre e non posso fare a meno di pensare ai luoghi che ho visitato, con enorme nostalgia. Non vedo l’ora di tornarci presto!

  31. Gianluca Marras

    Tempo fa avevo scritto una poesia sulla Sardegna e il rapporto conflittuale che crea nei sardi, soprattutto in coloro che sono andati via. D’accordo con ogni parola scritta qui. Ve la incollo.

    Madre

    Mi sono illuso
    Ma non riuscirai mai
    a tagliare le spine
    nessun abbraccio sarà mai
    dolce come la promessa
    di un addio

    Madre degenere
    Affettuosa, gelosa
    presuntuosa
    ci ha cacciati a pedate nel culo
    e ripresi ogni volta
    che abbiamo voltato le spalle

    Ancorata alla storia
    sorridi dei misteri
    e dei miti
    neghi risposte e stai ferma
    a ridere

    Hai partorito figli gobbi
    piegati per sentire il tuo profumo
    con un gomito
    sul collo per non permettere
    di scordare chi sei

    E il viso e le mani
    prosciugati
    viaggiatori senz’ali
    circondati da dune blu
    carcerati, volontari esiliati
    ancorati al senso della vita.

  32. KS

    Io non ho dubbi: resto!
    Amo perdutamente la mia terra: il mare, la campagna, la montagna, le persone, Cagliari!
    Ho un lavoro che mi piace e mi permette di mantenermi dignitosamente (merito? fortuna? accozzi? penso un pò di tutti e tre, ma non in egual misura).
    Qui ho la mia famiglia, i miei amici (tranne qualcuno che, comunque, non vede l’ora di tornare).
    Abbiamo un mare di problemi, molti dei quali sono stati già enunciati e non penso sia il caso di ripeterli, ma ho girato il mondo abbastanza da sapere che ci sono ovunque, anche se non sono mai gli stessi.
    Credo che il problema principale siano le nostre stesse fortunate condizioni di vita “ambientali” (e non intendo solo “il mare”), che ci drogano e ci rendono dipendenti, distolgendoci troppo spesso (e per fortuna) dalla voglia di protestare e di arrabbiarci per tutto quello che non va dal punto di vista economico e politico.
    D’altronde la vita è una sola ed io, personalmente, non ho voglia di passarla incazzoso come molti ricchi cittadini del nord del mondo che vivono in città meravigliose, efficienti e ordinatissime.
    Penso spesso agli amici e sardi che vanno fuori per lavoro: molti lo fanno per seguire davvero un’idea che la nostra isola (per via delle sue ridotte dimensioni) non permette di assecondare, molti lo fanno per personali incompatibilità, molti per ambizioni economiche e di carriera.
    In linea di massima ho sempre pensato che la nuova emigrazione sia un bel problema, perchè priva la nostra regione di tante, troppe, teste pensanti; leggendo alcuni commenti mi sento invece di dire che… forse forse…. ci abbiamo guadagnato!

    • Filippo

      Rispetto la tua opinione, del resto è comprensibilissima: se hai un lavoro ben remunerato e sei perfettamente integrato nella realtà locale, non c’è alcun motivo per fare i bagagli, per i motivi che hai elencato. Ma personalmente dissento fortemente dalla posizione di ostilità che purtroppo a volte riscontro da parte dei miei conterranei verso chi ha deciso di andare via per maturare nuove esperienze o trovare opportunità professionali che qui sono spesso a beneficio di pochi. Come se certe priorità di vita debbano essere estese indistintamente a tutti. Come se tutti debbano essere naturalmente disposti a fare stage per ottenere contratti a tempo determinato con salari dal basso potere d’acquisto pur di non rinunciare alla bella stagione. Stringere i denti e fare i sacrifici per la propria terra, sono valori che hanno un senso se alla fine c’è una ricompensa, un premio, cioè la mobilità sociale: altrimenti sono solo ideali per salvaguardare ideali “patriottici” fittizi e sfruttare l’ingenuità delle persone. Anche qui del resto ho letto alcuni commenti permeati dal nostro proverbiale individualismo: c’è sempre un po’ questo tono tipo “a me è andata bene e se a te no, affari tuoi!” che secondo me rispecchia una parte dell’opinione pubblica isolana. A volte, più che dare della “stronza” alla Sardegna, mi viene da pensare che per i sardi gli “stronzi” siano quelli che hanno deciso, a malincuore, che 10 mesi di estate all’anno non valgono una vita da precari.

      • AZ

        Caro Filippo, concordo al 200% con i tuoi due commenti che rispecchiano perfettamente anche il mio pensiero. Detto da uno partito, ritornato e in procinto di ripartire.

      • KS

        Caro Filippo, io non ho nulla contro chi va via da qua… come ho detto molti lo fanno per ragioni validissime, e anche quelli che lo fanno per ragioni meno valide hanno il mio rispetto.
        Il mio commento di chiusura è solo contro alcuni che giustificano la loro scelta “parlando male” dei sardi e della sardegna, lamentandosi di provincialismo ecc…
        Non rispetto, in sostanza, chi decide di andare per una sua scelta personale buttando merda su chi resta.

  33. Zonneddu

    riguardo i timbri: molto diversi quelli di chi nasce in Sardegna da quelli di chi ci passa almeno tre estati consecutive…pianeti diversi

  34. La cosa più bella di questa pagina sono i commenti, molti fanno venire la pelle d’oca. Non mi aspettavo un riscontro così forte, e non mi aspettavo di riassumere lo stato d’animo di tanti emigrati e di tanti residenti. Grazie davvero.

    • alex

      Grazie Giuseppe,grazie a te ci sentiamo meno soli e meno sbagliati o cattivi nel provare tutte queste emozioni,sensazioni.Anche per me è la prima volta che leggo che sento che mi confronto con chi si sente diviso.
      Penso sia un modo per consolarci a vicenda e magari ci darà forza e spunto per cambiare qualcosa.

  35. Grazie per aver riassunto anche io mio stato d’animo. Un’altra uscita dallo show.

  36. Ammetto che un giovane parta dalla Sardegna in un unico caso: se vuole fare un lavoro che qui non può fare. Ci sono certi lavori, certe carriere, che è materialmente impossibile fare in Sardegna, per cause di forza maggiore. Son cervelli che partono, certo, ma se quello è il loro sogno son contento per loro.
    Negli altri casi, proprio non lo ammetto. Gente che parte così, tanto per. Qui non ci stanno bene, vogliono partire, ma non si sa cosa stiano andando a cercare fuori, non si sa cosa pensano di trovarci, fuori. Fuori, poi…
    Questi sono i classici che torneranno con la coda tra le gambe. Perchè? Perchè manco fuori ci stanno bene. E’ gente che non starà mai bene, e quando tornerà qui in Sardegna ci starà ancora peggio e accuserà la Sardegna di essere matrigna. Qualcuno addirittura la chiama stronza. Quando invece il problema non è la Sardegna, o lo è solo in parte.
    La vita non scorre solo fuori da qui, la storia non scorre solo fuori da qui. Certo, qui c’è un altro ritmo rispetto alle grandi metropoli del mondo, ma forse a me piace questo ritmo, non so, io ci sto benissimo, e so di non essere l’unico.
    Fin da quando ero bambino avevo il sogno di fare un certo lavoro. Per fare quel lavoro sarei dovuto sicuramente partire oltre il mare, probabilmente all’estero, perchè qui in Sardegna non c’è nemmeno il corso di laurea apposito, e meno che meno è richiesta quella professionalità dal nostro mercato del lavoro. Ho 28 anni e sono ancora qui, nel mio meraviglioso Campidano, perchè crescendo ho capito che l’amore per la mia terra è molto più forte rispetto al desiderio di fare quel lavoro che pensavo essere la massima ambizione della mia vita.

    • clara

      ma se restassero qui con la loro insofferenza, a cosa servirebbe?
      inoltre io son convinta che un esperienza fuori faccia bene a tutti, stando sempre nella stessa realtà si cresce poco, è difficile vedere i problemi con lucidità.
      se poi si torna, si sta qui per scelta e questo cambia tutto.

    • Slago

      Bravo, resta nella tua terra e vivi di solo amore. Ad un certo punto dovrai pagare le bollette… e le bollette con l’amore della Sardegna ancora non le si può pagare.

  37. fabio zintu

    Questo è un articolo fantastico e riassume tutto quello che mi passa per la testa da quando ho preso la decisione di partire verso l’Australia in cerca di condizioni di vita migliori! Bravissimo!

  38. manuela

    Leggo queste cose e penso che nessuno meglio di me può capirle. Perchè sono un ex-emigrata, o per meglio dire un ex vagabonda. Scappata dalla Sardegna perchè odiavo Cagliari, il suo essere piccolo borghese. I dettorini che si credono eletti da dio, i pr dei locali che si credono amministratori delegati, i fighetti cagliaritani che a 40 anni si fanno mantenere da papà e valgono meno delle scarpe che portano. Odiavo i cagliaritani, ignavi che si sono fatti portare via una spiaggia senza fiatare (perchè tanto l’importante è che non tocchino le cabine del Lido).
    Poi sono ritornata, ripartita, e ritornata di nuovo.
    E penso che la maggior parte delle cose scritte qua sono comuni a tutta a tutta una generazione di outsiders, gente che si sente fuori dal coro nel posto dove è nato perchè fuori riesce (a lavorare, ad amare, a vivere) e dentro l’isola scalpita. Ma forse questa è una condizione che prescinde dal fatto di vivere in un’isola chiamata Sardegna. E’ solo che a certe persone nascono e, nella Commedia Umana, gli viene dato il ruolo di outsiders, di arrevesci, di eterni insoddisfatti. Sinchè non si fermano, trovano un pò di pace e un coro di outsiders come loro in cui cantare.
    (Il resto, è quella sensazione, tutta sarda, di sentirsi diversi dal resto del mondo, speciali e unici nel bene e strani nel male, e di usare questo come un alibi, per lamentarci, per non fare nulla, per scrivere di quanto sia difficile restare nella nostra isola ma anche restarci).

    • Filippo

      Ottimo post, hai sintetizzato benissimo la situazione che ho vissuto anch’io, segno che a volte le sensazioni personali possono essere estese anche ad altre persone che hanno maturato esperienze diverse. Non so, sarà che per formazione personale e istruzione ho coltivato nel tempo un disprezzo per la mentalità borghese: io credo che ci sia una grande differenza tra il percepire un reddito associabile alla classe media ed essere propriamente “borghesi” nell’accezione provinciale del termine, e i riferimenti che hai fatto rientrano benissimo nel secondo caso. Purtroppo Cagliari ha questo retaggio sociale, che, volendo, si può anche evitare, ma gli spazi per farlo sono inevitabilmente molto ristretti. Per chi ha dai 22 ai 40 anni è dura pensare e vivere “diversamente” in una realtà del genere, perché sei quotidianamente a stretto contatto con questo tipo di persone, e anche se ti lamenti e c’è chi ti dà ragione, alla fine non gliene frega nulla a nessuno. Ad esempio, dove vivo io la gente prende l’auto solo per necessità strette, mentre a Cagliari molta gente della mia età fa la gara a chi sfoggia il SUV più costoso e potente….e potrei continuare. Questo non vuol dire che altrove non ci sia la stessa identica tendenza all’omologazione, lo stesso tipo di persone convinte che l’importante nella vita sia mostrare quanti soldi hai o quanto sia prestigiosa la tua famiglia (insomma, la “roba” di Verga), ma il senso di fastidio è comunque, almeno nel mio caso, minore perché dopotutto vivi in un posto che non è tuo, riesci a mantenere una distanza dai suoi difetti e ritagliarti un tuo spazio perché non hai alcun legame affettivo con la terra che ti ospita, o comunque meno forte. In breve: essere bambini e over 45/50 in Sardegna è bellissimo, è il posto migliore al mondo per qualità della vita; ma secondo me per chi vive nella fase pre-mezza età e non riesce per un motivo o per l’altro ad allinearsi allo stile di vita più comune, è una realtà frustrante e castrante.

      • clara

        Filippo e Manuela, condivido i vostri fastidi, sono il motivo per cui alla fine dell’università non vedevo l’ora di scappare da Cagliari e dalla Sardegna. ma ora che sono tornata da quasi due anni le mie sensazioni sono completamente diverse perché ho scoperto, qui a Cagliari, tante persone e contesti diversi, realtà che avevo avuto modo di apprezzare fuori, ma che esistono anche qui e sono in crescita.
        con questo non voglio solo dare lezioni ma solo portare un positività.
        se poi volete capire meglio di cosa sto parlando, c’è questo articolo su un incontro a cui ho partecipato da pochissimo http://www.macomernotizie.net/notizie/attualita/556/transizione-tra-sogni-e-progetti-concreti-la-rete-nasce-a-macomer

  39. A te, sardo, che vai fuori per fare esperienza che diversamente non potresti far qui, ti dico vai pure e migliorati. Troverai ad un certo punto un bivio: tornare e insegnare quanto imparato; non tornare e continuare la mia vita fuori.
    E’ nobile che tu scelga di tornare e sarai orgoglioso di te perché hai contribuito a migliorare la tua terra che ora ti senti stretta.
    Diversamente vorrà dire che hai scelto di fare la tua vita fuori perché stai meglio.
    Avrai una famiglia. Quando tuo figlio sarà abbastanza grande da chiedere quali siano le sue origini sii gentile con la tua terra natale, ma sii ancor più onesto quando ti chiederà perché non sie tornato. Non dirgli che la Sardegna non cambierà mai, perché non potrai mai saperlo visto che il tuo contributo manca. Non dirgli che la Sardegna non ti merita, perché lei ti ha accettato ancor prima che ti migliorassi.
    Digli semplicemente la verità: non ho avuto il coraggio di tornare perché “qui” è più semplice. Sii ancor più sincero quando ti risponderà per quale motivo ci tornate d’estate. Dovrai dirgli senza paura di esser bugiardo che la Sardegna profuma di maestrale, di elicriso, di ginepro, di carne al fuoco, di miele, di iodio e colora di verde, di rosa, di bianco e di azzurro.

    Amo la mia terra e posso dire senza nascondermi che è mia, la sento mia. Lei è dentro di me ed ogni giorno la trovi nelle mie parole, e nei miei passi.

    Andrea L.

    • Giovanna

      beh …..come fai a dire “digli qui è più semplice”, ma stai scherzando??? più semplice cosa? tutti i nostri affetti sono in Sardegna e quando ci vuoi tornare è un impresa trovare un volo a prezzi decenti che non sia da Roma o da Milano. Inoltre se si è entrambi sardi nel posto dove hai deciso di vivere non hai nonni che ti possono tenere i figli, sei da solo e ti assicuro che non è facile manco per niente. Si legge costantemente della Sardegna, si racconta cos’è la Sardegna ai figli:
      “sai il posto bellissimo al mare dove siamo andati a mangiare pesce? la peschiera di Cabras??? l’hanno bruciata questa primavera!!!!!!!!!” “ma dai mamma, perchè?” “probabilmente per farsi dispetti, ti ricordi il libro che ti ho fatto leggere “Baroni in laguna?” “Sì, bellissimo” “Ecco, non è cambiato nulla, ma non ci sono più i baroni”!

  40. Eterno turbamento. Credo che restare e cambiarsi cercando di cambiare sia un giusto compromesso per smuovere un pò la nostra isola. Altrimenti si rischia di non tornare.

    Ho cercato tempo fa di mettere su foto questo dualismo del “cancelletto”:
    http://massimocongiu.com/mariconia-step-01

    • clara

      secondo me invece è giusto andare. il rischio di non tornare c’è, ma vale la pena di correrlo.

      • Filippo

        Hai ragione Clara, anche nel nostro luogo d’origine esistono le persone che non accettano di adeguarsi allo status quo, che cercano di cambiare la mentalità imperante o comunque di creare almeno uno spazio alternativo ad essa: da questo punto di vista ho effettivamente trovato Cagliari migliorata, ho notato un fiorire di iniziative cittadine che danno un’offerta diversa alle persone oltre alle solite discoteche e ai baretti “chic”. Quando sono partito io però, non c’era niente di tutto questo: la Marina era un quartiere desolato, e chi voleva provare a passare il tempo libero in modo diverso era visto come uno strano, uno “non figo”. Personalmente credo che al di là delle comprensibili polemiche con i residenti, questo sia stato il successo più evidente della giunta Zedda, almeno come input in prospettiva. Ma resta purtroppo il problema del contesto lavorativo, spesso associato al retaggio di cui abbiamo parlato in queste righe: molti posti sono praticamente affidati alle famiglie e ai giri sociali più influenti, che si spartiscono appalti e posizioni; certe strade professionali non sono percorribili; l’iniziativa privata non ha incentivi…e così via. Per me l’unica via da percorrere per rendere la nostra città e in generale la nostra isola una meta turistica e una terra di opportunità di primo livello è rifondare la nostra scala sociale, spezzare i legami decennali con chi ha sempre tenuto le posizioni di potere, assumere la meritocrazia come unico criterio di valore. E’ forse un’utopia al momento, ma potrebbe anche succedere che fra due o tre generazioni, quando scemerà (si spera) il riflusso dell’era berlusconiana, possano emergere principi più sani di quelli che sembrano diffusi nella realtà che viviamo, nazionale o locale che sia.

  41. Ant

    Stupendo post. Lo dico da sarda.

  42. chentu concas chentu berritas questo siamo noi w la sardegna

  43. Aiuto…..ad un certo punto mi sono seriamente stancata di leggere i commenti perché iniziava tutto a non avere più tanto senso si parla della stessa cosa ma alla fine nessuno sta dicendo niente di concreto. Affermiamo che ciò che dice Giuseppe è vero e che lo proviamo tutti però nessuno nega niente (a parte alcuni!). Io avrei tato da dire ma allo stesso tempo niente. Non so, mi da fastidio sentir dire che la Sardegna è stronza! La “Sardegna” non ha una coscienza sono i Sardi nel loro modo di essere che la rendono stronza!
    Io sono nata all’estero da padre sardo emigrato nel periodo in cui il 90% del paese emigrava verso Svizzera e Germania! Ho vissuto lì sino all’età di 15 anni, non sentendo mai la Svizzera (Zurigo in particolare) come la MIA TERRA. Avevo sempre questa costante voglia di rientrare in Italia. I così detti “sardosomi” si facevano sempre più sentire. Quando poi per i miei si è presentata l’occasione di “rientrare” e a me la scelta per il futuro, beh io ho deciso di venire in una terra dove non ci trascorrevo più di 2 settimane di vacanze (estive e non). Un azzardo, o per molti di voi definirebbero una scelta folle! “Ma chi te l’ha fatto fare a venirtene qui da dove stavi?” Le infinite volte che ho sentito questa frase….ne ho anche la nausea!
    Ma tendo a vivere cercando di non rimpiangere mai le decisioni che prendo.
    Ho 31 anni e sempre in Sardegna in un piccolissimo paese del Nord mi sto costruendo pian piano la vita che voglio, plasmandola ogni giorno al mio volere e modellandola e adattandola al contesto in cui vivo! Un paio di anni fa ho portato mio marito (sardo), nel mio paese natio; innamorato della perfezione e del “lì tutto funziona” e di quanto tutto sia “tranquillo”, gli do sempre la stessa risposta, “un conto è viverci ed un conto è andarci in ferie!” Trovo le due cose ben distinte. Io quello che ho voluto o che voglio me lo prendo, ci vuole tanta pazienza, sia per il contesto sociale, politico ed economico a cui deve far fronte la Sardegna, ma son del parere che se si parte dal piccolo pian piano e con tanta pazienza si arriva dove si vuole…che sia una scelta di allontanarsi dalla propia Terra che sia quella di starci e “sgobbare”. Se non avessi avuto la possibilità di andarmene, come per mio fratello che ancora sta lì, avrei modellato la mia vita in un contesto diverso, ma bisogna guadagnarselo da soli quel contesto! Non sempre è la TUA terra che ti DEVE DARE quello che vuoi….vai e cercatelo lontano o vicino che sia!
    Per me dire che son Sarda è un dato di fatto (anche se geneticamente non lo sono: madre abruzzese, nata in Svizzera ecc…..).
    Troppo facile anche dare la colpa alla Sardegna o ai Sardi (come anche io stessa ho fatto all’inizio!)…ogni essere umano merita cio che in effetti è! Se sei un cretino, meriti di essere trattato da cretino. Se non riesci ad uscire dal tuo “nido” senza “soffrire” la mancanza del tuo nido è un problema che ti stai mettendo da solo – idem il contrario. Siamo noi che ci costruiamo il nostro “paradiso in terra”…chi più abilmente chi meno, dobbiamo essere in grado di fronteggiare le nostre emozioni!
    Giuseppe grazie comunque per essere stato in grado di esprimere un concetto così comune nero su bianco….trovo molto profondo il modo in cui lo hai fatto, ma allo stesso tempo anche “cattivo”, prenditela con te stesso se non reisci a vedere una Sardegna piena di vita per chi ci sta e per chi ci viene! Un abbraccio

  44. roby

    l’isola felice per eccellenza e in assoluto, non esiste, nè in questo mondo, penso nemmeno in altri mondi.
    l’isola felice è nella testa di ogni individuo.
    solo lì alberga il benessere e il malessere.
    da “continentale”, di origini lombarde ed emiliano per crescita, dico che la mia isola felice è proprio la Sardegna, questa isola che divide come poche altre cose al mondo, chi la ama infinitamente, chi la detesta con tutto il cuore.
    come ogni stronza, si ama o si odia.
    è la forte identità che genera questo conflitto, e l’identità di questa isola unica al mondo è forte più del granito che disegna i suoi rilievi, le sue coste.
    l’isola felice puoi trovarla in africa o nel tibet, ma anche oltre il portoncino di una casa, dietro l’angolo di una strada dalle mura sgualcite, in qualunque parte del mondo, perchè l’isola felice vive nella testa di ognuno di noi.
    e non esistono paesi, luoghi, continenti. solo la testa, quella che ti fa capire che la serenità è dentro di te, ovunque tu sia, ovunque tu viva.
    come anche la maledizione di una vita infelice è dentro di te, ovunque tu sia, ovunque tu viva.
    la Sardegna non è dove stai bene o dove stai male, la Sardegna è il mondo, e nel mondo solo tu puoi decidere come vivere.

  45. maddalena

    malinconia, nostalgia, insoddisfazione.

  46. Tanto vero, aggiungerei che tornare a viverci in molti è impossibile e anche la nostalgia dei primi anni si affievolisce. Si inizia a vedere il tutto dal di fuori.

  47. cry

    avete tutti ragione, ma ci sono tantissimi ”MA”…che forse non vogliamo toccare, è romantico essere nostalgici, è fantastica la natura e l’energia che emana la terra sarda, peccato che venga usata solo per dipingere quadri che parlano di nostalgia…o al massimo di arrendevolezza, oggi più che mai mi sento in diritto di poter scrivere queste due righe, con dolore al cuore e smarrimento d’animo, oggi che la mia roba è pronta per partire….lasciando un mio pezzetto di cielo in questo paradiso, non lo dice una persona che in Sardegna ci è nata, ma una che in Sardegna ci è arrivata 12 anni fa, una che pur di vivere in sardegna ha lavorato viaggiando per 100 km al giorno…senza lamentarsi, per un salario di 5,00 euro l’ora, ve lo dice una che ama il paese in cui ha vissuto al punto che ci ha investito ogni centesimo risparmiato, non nella speranza di arricchirmi, ma nella certezza di sopravvivere amando e rispettando questa terra, è invece?….vieni preso per arrogante…se disponi di spirito creativo e rispetti i valori ..vieni divorato…ho conosciuto avvoltoi che approfittano ..un modo di fare rete tutto diverso dal vero senso imprenditoriale della parola, la rete si fa per cascarci dentro e sei fregato …ho lavorato 48 ore al giorno nella speranza di dare anche lavoro…. ma l’aver dimostrato che si può fare …è una cosa grave in Sardegna,,,dove amministratori avidi hanno bisogno di gente che si inginocchia loro, che futuro può avere chi vuole fare solo per vivere senza ingrassare le file di elettori comprati a suon di piccoli e disonesti favori, in Sardegna esiste la realtà delle associazioni…di chi fa progetti su progetti…pagando con fondi comunitari …sogni da somministrare in convegni a gente che viene ritenuta ignorante, promesse su promesse, fior di quattrini in stipendi per la progettualità statica e ammuffita dove si parlerà per sempre di bellezza paesaggistica, di eco musei….ma alla gente di buona volontà …quella che le maniche se le rimbocca arrivano solo le briciole….piccole realtà eroiche…ma tutto il resto è fumo…
    solo tanta solitudine, avete avuto figli a scuola in sardegna nei piccoli paesi dove tutto dovrebbe essere più semplice??…ebbene anche il diritto alla scuola a volte è un privilegio per pochi e che diritto …. l’istruzione dovrebbe essere la linfa …ma ho visto cose assurde…alienazione e emarginazione…esibiti come arma per scoraggiare.
    dopo averci creduto…dopo aver rispettato ogni sassolino di terra sarda che ho calpestato, dopo aver servito gente sarda con amore …dopo aver fatto l’analisi di tutto in un momento di difficoltà …ho deciso di non rimanere …di non essere complice di un degrado…assurdo…perchè la Sardegna è si un paradiso…,ma ha bisogno di gente viva …e se vuoi davvero essere vivo libero e costruttivo o sei accozzato o sei un ombra…e io non sono per natura ne l’uno e nell’altro….
    e se vado a vedere che le meraviglie della costa …i villaggi …gli alberghi sono tutti in mano a gente che sarda non è….capite bene perchè parlo di ombre….oggi si poteva fare tanto, ma il sardo sta solo sotto padrone e lamentandosi pure della scelta…..se questo è il popolo sardo…me ne duole il cuore….
    ringrazierò sempre la gente meravigliosa che ho conosciuto..e questo pezzo di cielo che mi resta nell’anima…perchè non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma non dimenticherò mai nemmeno l’ignoranza, l’invidia la chiusura, l’incoscienza dei tesori naturali che ha il popolo sardo,
    ciò che io guardo con commozione per molti miei compaesani è solo qualche roccia, se la ricordino bene quella roccia, quella è il loro pane quotidiano…peccato che non lo capiscano…preferiscono dipingerla in quadro nostalgico,,,,mentre qualcuno farà festa perchè quella straniera che si credeva di essere chissà chi….se ne va….ma a testa alta perchè io la Sardegna la amo a differenza di chi la ha e la rovina..

    • LC

      Che dire, bellissima discussione, e come nel verdetto di Dodo “tutti hanno ragione”. Anch’io rientro nella categoria che sta fuori dalla Sardegna…che ne parla costantemente e che tuttavia non ci tornerebbe. Il motivo? Non si tratta solo di lavoro, si tratta di depressione. Sento gli amici sardi depressi, impossibilitati a qualsiasi tipo di progettazione futura, vigneti e uliveti cancellati da fabbriche che deturpano ed inquinano. Tumori su tumori ma è un prezzo che si deve pagare per avere uno stipendio a fine mese, Questi sono scarti, non è vita. Il potere, anche sulla propria vita sembra essere dettato dall’esterno, come se le responsabilità del male provengano costantemente dall’esterno. Questa è una forma mentis. I sardi storicamente non hanno mai avuto un buon rapporto col mare proprio perchè il mare ha sempre portato “male”. Abituati ad avere qualcuno che comanda e gestisce. Per ora so che se fossi rimasto in Sardegna probabilmente userei ancora la macchina dei miei genitori e vivrei in casa loro. Per crescere son dovuto uscire e i 4 mori sono un adesivo che è in tutte le macchine che acquisto, che quando cambio residenza cerco di entrare in confidenza col macellaio per procurarmi il maialetto, che quando torno in terra natìa scendo in nave per sentirne il profumo dal mare….che a tutti racconto di come abbia pagato gran parte dell’università raccogliendo mirto.

      • Giovanna

        anche io vivo fuori, da 20 anni ormai! 18 in Sardegna, 20 fuori….quando c’è stato il sorpasso degli anni fuori mi ha fatto un certo effetto! Quest’anno per lavoro ho incontrato un ragazzo che è venuto qui a studiare, sardo che vive in Sardegna e che ci vuole tornare. Circondato da sardi della sua età….ho scoperto con orrore che non conoscevano nulla della nostra terra, la storia no, le tradizioni no…poco o nulla. Mi hanno fatto tristezza, spero di essere incappata in un gruppo anomalo.

  48. Giovanna

    Bellissimo. Grazie per i pensieri che ho sempre dentro di me, ma non sarei riuscita ad esprimere così!
    Io sono tra quelli che l’hanno lasciata e ci ritornano d’estate e che qualsiasi altro posto lo confrontano a lei! Quello che fa male è vedere le potenzialità inespresse…. così da sempre, immutate negli anni.

  49. vlnt

    ciao giuseppe,
    voglio farti i complimenti per questo post, in queste righe sei riuscito a raccontare esattamente i miei pensieri.
    Ho avuto la fortuna (l’ho capito con gran fatica che è stata una fortuna, ma alla fine l’ho capito!) di studiare in una città piccola, a misura di studente e con una torre un po’ strana. E’ una città con pregi e difetti, come tutte le città, ma la cosa più bella che aveva era la ricchezza di diversità: studenti (e amici) da ogni parte del mondo, tutti racchiusi in un posto piccolissimo. Alla fine ho deciso di tornare sull’Isola, per dare una possibilità a me e a Lei (l’Isola) di convivere. Dopo tre anni di tentativi, ho deciso di scappare, e credo che presto partirò.
    Hai ragione, la Sardegna è un ossimoro.
    Grazie per aver messo nero su bianco anche i miei pensieri.
    Valentina.

  50. Cla

    Esattamente ciò che penso io! Grazie per aver riassunto i miei pensieri in un modo così bello. Concordo con molti commenti, noi siamo figli del mondo, appena vediamo cosa c’è là fuori, la Sardegna ci sta stretta.
    Una che aspetta di uscire dallo show e partire al più presto.

  51. Pingback: LA SARDEGNA NON C’ENTRA. GLI STRONZI (E LE STRONZE) SIAMO NOI | La casa di Ade

  52. massimo

    Noi stiamo qui, nella nostra gabbia dorata, a lottare e soffrire anche per voi che vi allontanate, con la speranza che un giorno torniate con più “bagaglio” per trasformare sogni e speranze in realtà.
    Siamo forti ed orgogliosi e la Sardegna del domani potremo costruirla solo noi!!! non abbandonare la tua terra per falsi miti ed illusioni!!!

  53. “Non è stronza! ma come ti permetti?!!” … “in effetti sì, ma poco poco…” No, invece per me non è stronza, è solo una bellissima b****** ubriaca e smarrita a causa delle troppe violenze ricevute… di cui io, e noi, figli/e e/o amanti perduti, lontani e gelosi, continuiamo ad essere profondamente innamorati nonostante il fatto che essa, puntualmente, ci respinge e ci umilia, a prescindere, concedenfo i suoi favori al mediocre di turno…

    Spero che l’onda concentrica del tuo post si propaghi a lungo, nel web e non solo, perchè siamo tanti – sardi immigrati e non – a pensarla esattamente così, e non da oggi…

    p.s: Mi piacerebbe poter riproporre il tuo post su ” http://www.emigratisardi.it ” citando, oltre l’autore, anche la fonte dell’articolo, il tuo blog.
    Beppe,
    http://www.emigratisardi.it

  54. gian

    Personalmente vivo la Sardegna in maniera strana, non ci sono nato non ci ho vissuto ma sono figlio di immigrati, insomma foresto dove abito e foresto in Sardegna.
    Ho letto qualche post, non tutti e ho notato che tanti danno troppa importanza agli “altri”….
    Per me è uno specchio … ti vedi o non ti vedi… ci sono tanti che non hanno a che fare con la Sardegna ma ci sono andati a vivere, altri sono scappati.
    E’ come una donna o come un uomo…. non saranno bellisimi…. ma t’innamori, senza ma … senza perchè…. capita…. oppure no.
    Non importa se ci sei nato… un legame si può anche creare … oppure si può rompere.

    Stimo i sardi che vanno via alla ricerca del loro Eden, hanno coraggio da vendere ma non devono dimenticarsi da dove arrivano, questo fa la differenza.

    Stimo i sardi che rimangono, hanno coraggio da vendere per difendere un territorio, una tradizione e costruirsi un futuro in un isola, in una nazione difficile come la nostra.

  55. ettore puggioni

    La Sardegna non era stronza al tempo dei Nuragichi e degli Shardana!!!!!
    Siamo diventati, successivamente, servi sciocchi di tutti coloro che sono
    venuti a venderci le perline e gli specchietti.
    Siamo un popolo senza futuro perche’ abbiamo perso la dignita’.

  56. Maria

    Passano gli anni…ma la Sardegna restà lì in quell´angolo di Mediterraneo, come una Venere dalla bellezza eterna. La ho lasciata, meglio, ho colto al volo l´occasione per scappare, tanti anni fa perchè la trovavo stretta, arcaica, triste, ingrata. Da allora è iniziato il mio calvario. Come un´amante abbandonata che si vendica con l´amato, essa mi ha condannato ad un amore-odio che perdura da anni. La desidero, la vedo e dopo un po´ la odio e desidero lasciarla nuovamente. Se avessi allora tenuto duro penso che ora starei bene, forse: avrei accettato e mi sarei messa l´animo in pace. Ora quando torno, in vacanza, dopo un momento euforico riempito da colori e profumi che mi ricordano l´infanzia, vedo, osservo, paragono, condanno: il sistema feudale che ancora si respira, il clientelismo politico, l´arroganza. la supponenza e l´egoismo, l´invidia tra sardi.
    Dove è rimasta la cordialità, l´ospitalità, la fierezza, la dignità del popolo sardo?

  57. Complimenti! Bel testo! L’abbiamo letto anche in classe con la Contini, si vede che ti ha insegnato bene haha.
    Spero anche io, comunque, di arrivare almeno al livello che hai raggiunto, e aimè anche io dovrò lasciare questo paradiso, per trovarne un altro, per magari trovare qualcos’altro da chiamare “stronza”.

  58. non ce l’ho fatta a leggere tutti i commenti anche se mi sarebbe piaciuto. che dire? è tutto vero ciò che hai scritto. è una gabbia dorata la nostra terra, ma sarà perchè le tantissime sopraffazioni venute dal mare hanno fatto diventare la nostra identità (lo ha scritto stupendamente Nereide Rudas) come l’arborescenza di preziosi coralli che anzichè espandersi e dilatarsi all’esterno, si inabissano ramificandosi in un mare interno? O sarà perchè, dopo tante sopraffazioni, non riusciamo ad avere una coscienza piena di noi stessi e della nostra identità, e non riusciamo a confrontarci con il mondo perchè ci sentiamo diversi, sconfitti, anzichè parte di esso? O per entrambi i motivi?

  59. Pingback: “La Sardegna è una stronza. Un’isola lenta che non ci fa esprimere al massimo” - Il Fatto Quotidiano

  60. Peter Angel

    Caro Giuseppe, la risposta te (ce) l’ha già data un grande sardo: Giovanni Lilliu, quando ci (ti) diceva «Sardi, nel respiro del mondo». Ed io l’ho sempre tradotta: «Sardegna dentro di te, il mondo intorno a te». Guai se intorno a noi ci limitassimo ad avere come confini le quattro sponde di un’isola, quando potremmo invece avere il mondo. Guai se dentro di noi non ci fossero una casa a cui pensare, insegnamenti da ascoltare, tradizioni da rispettare. Un albero è fatto di chioma e radici. Un grande albero è fatto di grande chioma e di grandi radici.

  61. Alessandro

    Forse l’accanimento verso la terra sarda andrebbe rivolto ai poteri forti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo da sempre rendendo la Sardegna più schiava di Roma di quanto avrebbero mai paventato i nostri avi che hanno dato la propria vita per l’indipendenza…

  62. Alexandro

    Bellissime parole , la penso esattamente così anche io tranne per un piccolo particolare , ho lasciato la Sardegna e non voglio tornarci assolutamente , salvo che come turista per una breve vacanza nelle sue splendide coste . È una terra meravigliosa piena di morti viventi .Peccato !

    • Mauro

      …”È una terra meravigliosa piena di morti viventi .Peccato!”…
      Gentile Alessandro, non mi ritengo un morto vivente e come me il tuo pensiero non penso venga condiviso da tante altre persone che abitano questa isola, con i suoi pregi e difetti.
      Tu hai fatto le tue scelte, come le ho fatte io vivendo 7 anni della mia vita all’estero, e se stai bene dove stai buon per te!
      Io sono uno dei tanti ritornati nella sua terra, e dopo il primo periodo difficile, ora apprezzo ancora di più tutto ciò che mi circonda.
      L’articolo di Giuseppe lo condivido in pieno anche io, perchè ho vissuto quelle sensazioni da emigrato, ma la tua sentenza mi sembra un tantino inadeguata.
      Mi sembri uno di quei sardi che vanno via per un periodo e ritornano in Sardegna con un diverso accento e che si lamentano di tutto, e che dove stanno loro funziona così, e quello si fa in questo modo, e che qua siamo non so come etc. etc. e pensano che noi sardi (e ricordati che anche tu lo sei) siamo, come hai scritto tu, dei morti viventi…
      Fai una cosa per favore: vai a fare il turista da qualche altra parte, perchè di gente come te neanche la Sardegna ne ha bisogno!

      Saluti

      • sergio

        Condivido parecchio. Preferisco la pace della campagna e i suoi odori piuttosto che i clacson e la non-oraria delle metropoli. Preferisco un viaggio di un ora e mezza nei tornanti delle statali che i venti minuti anonimi di metropolitana. Preferisco un paesaggio da Bruncu spina che dalla freedom tower.

  63. Giovanni

    Mah! Sono alquanto perplesso. Dare della stronza ad un’espressione geografica mi sembra inutile, non credo lei si incazzerà. Al più lo faranno alcuni residenti. Mi pare che il tutto si possa riassumere in un semplice: vorrei realizzarmi in questo posto che mi piace un sacco, ma per un milione di motivi non posso. Suona un pò come un “e io me ne vado, ecco!”, sperando in un’apertura della “stronza”.
    La stronza rimarrà indifferente, non ha internet. I tuoi conterranei forse ne discuteranno, dividendosi nei loro pareri (ma questo è umano), alcuni ti diranno “nessuno ti trattiene”, altri ti daranno ragione. Probabilmente hanno ragione entrambi. Non puoi aspettarti che un posto si adegui a te senza lottare per quello, ma se lotti devi anche tenere in conto la sconfitta accettandola.
    In sostanza: non è un problema dell’isola, è un tuo problema.

    • Condiviso con piacere, già a suo tempo su FB. Resta l’amara constatazione di un’isola nella quale i nostri cari conterranei stanziali “iskidòs e bìskidos”, più piantati a terra di un nodoso olivastro, in perenne e bramosa attesa di qualcuno che si degni di annaffiarli. Bene sta loro se qualche cane avventuriero di passaggio alza la zampetta davanti a tanto saccente immobilismo e perenne attesa. . .

    • Giovanni, posso assicurare invece che è stato ed è un problema per molti, direi troppi sardi viaggiatori. Inoltre, lottare per cambiare una realtà così collosa può davvero rilevarsi una autentica e inutile perdita di tempo. I love to be Estero!

    • Alessandra M.

      Concordo pienamente.

  64. sergio

    è proprio la lentezza e l’attaccamento alle tradizioni del popolo della nostra isola che rende la Sardegna un posto magnifico. Chilometri e chilometri di verde di incontaminatezza, di sapori di odori, di colori di storia, di cultura ei di tradizioni che solo la si possono incontrare. Se la sapessi apprezzare e la sapessi distinguere da qualsiasi altra parte del mondo non la definiresti stronza e non penseresti queste cose. Tutto il mondo parla della globalizzazione come di un elemento negativo di un elemento che elimina le peculiarità che un popolo DEVE avere, come di un processo diventato ormai inarrestabile e tu, critichi l’unico posto in cui questo processo non si sa cosa sia!!!!! Io come te studio e vivo fuori e so benissimo quali problemi ha la mia terra, ma forse, in realtà, sottrarre la nostra isola alla logica economicistica e da un modello di mero progresso piegato alla logica del denaro non è un male ma solo un bene. Quindi io, “la stronza”, l’accetto così per come è; ho deciso di andare via solo per una parentesi della mia vita. Non so quanto durerà questa parentesi, magari 20 o 30 oppure 40 anni; ma in me c’è la speranza di trovarla così come l’ho lasciata, non un albero in meno!!!. Viva la Sardegna e viva il buon vivere(quello semplice e genuino non quello caotico newyorkese).

  65. Renato

    Domani devo decidere se licenziarmi da un posto fisso (Commissione Europea) e prendere un cocopro a Cagliari per due anni. Sono dieci anni che vivo a Bruxelles. Domani decido ed il tuo post mi ha dato una prospettiva in più. Grazie.

  66. Alessandra Berardi

    Le cose che denunci sono condivisibili. Sentire dare della “str…” alla mia terra, però, non mi piace. Le persone e gli ambienti presentano certo dei limiti, ma anche virtù straordinarie che non si trovano ovunque. Io sono “via” da trent’anni e più, e nei bolognesi riscontro spesso una mentalità provinciale e a tratti troppo materiale; e nonostante l’università millenaria, il livello culturale non lo trovo molto alto, per esempio. La Sardegna – forse lentamente, forse non sempre bene – cambia e cresce. In attesa che sia come la vogliamo, chi vuole può andare a trovare un posto più adatto a lui o a lei. Io avrò sempre molte cose di cui ringraziare la mia mamma terra.

  67. Trameddhu

    La nostra Terra è Sacra,

    Una Terra che ti da tutto ciò che ha da offrire ed allo stesso tempo ha poco e niente da dare.
    Eppure il tuo discorso…..perché ti senti tradito? ma chi ha tradito chi?.
    Siamo piante che hanno provato a sradicarsi dalla propria terra e che nel compiere quell’atto stesso hanno compreso dove affondano le loro radici più profonde. Abbiamo creduto che lasciando quella terra si potesse trovare di meglio, ma da subito si è capito che avevamo torto.
    Altrimenti perché ritornare sui propri passi?? perché voltarsi indietro?
    Devo riconoscerti il merito di aver aperto una porta che apre una stanza comune a molti, a noi sardi più di altri.
    No seghedas sas raighinas! ammentade su itte nos aunit

    • Trameddhu, qui si confonde la mala politica italiana di cui siamo vittima storicamente con la bellezza e appunto il coraggio di restare per fare ciò che riteniamo meglio per la nostra terra…. ma chi volene che’i s’umu, chi non c’è non può “pretendere” un cambiamento a partire dalla sua assenza… questi “sradicati” hanno loro un problema esistenziale. Chi resta consapevolmente, come me, sta bene. E comunque Sebastiano secondo me ha sbagliato interlocutore, ha fatto centro col titolo, a dimostrazione che di Beppi Grilli ce ne sono tanti in giro e via…. tutti a leggere il post e una grande pubblicità per il signor Sebastiano… questo ci ha insegnato la Sardegna o piuttosto questo ce l’ha insegnato una cattiva madre Italia…. allora…. smettiamola di continuare a confonderci, articoli così servono solo a dare sfogo ai nostalgici relegati a vivere lontani, che si sfoghino che tornino d’estate ad assalire le spiaggie, noi qui abbiamo altro a cui pensare… sar raichinas custa tzente l’as ata impestatas… per mille euro in più al mese.

      • Trameddhu

        Pierangela, condivido molto di quello che scrivi, ma forse condivido tutto di quello che provi, sin’anche la durezza ei su sambene forte, forse troppo. Ti ringrazio per aver suggerito la lettura di Bachisio Zizi, non lo conosco ma mi hai incuriosito a sufficienza per leggerlo.

  68. Francesco La Carriola

    Ascò, spiegami una cosa, che son curioso :
    dato che la situazione della Sardegna è data dai sardi che ci stanno dentro,
    che poi sarebbero le persone a cui devi dire grazie se ci stavi di merda,
    mi spieghi cosa ti manca della Sardegna ? Talmente tanto da ispirarti questa specie di poesia tottu trotta ?
    Dille bene le cose (“I sardi sono stronzi”, che la Sardegna este crastoso e arena, chi non foeddanta), oppure non dirle, che di perbenisti in giro ce ne sono già abbastanza. Ed è anche grazie a loro che le cose continuano ad andare così.

  69. Te frunda!!!!!
    io sono emigrato dal 1956 e in Sardegna nulla é cambiato, sempre gli stessi ritornelli, , In Sardegna comandano tutti meno noi Sardi, sempre più colonizati e sradicati, fintzasa a candu non seusu merisi in domu nosta is
    kexusu e murrunjusu anta a sighiri kene lompi a perunu logu,
    Una pregunta da fatzu a kandu su sciniztu?

    • Alessandra M.

      Caro Efisio, quanta verità! Quando smetteremo di sputare sopra l’isola e cercheremo anche noi di valorizzarla, ce ne riapproprieremo senza dover sacrificare il nostro spirito. Ma serve forza di volontà, onestà intellettuale, e sacrificio. Purtroppo pochi son disposti e i più cedono a lusinghe inutili per poi lamentarsi.

      Saluti,

      Alessandra

      • efisiu

        Salude Alassandra, tutti i popoli sraditati da la loro cultura la sola e unica cosa che gli rimangono é lamentarsi, noi siamo diventati dei maestri,
        a kitzi

  70. Luca U

    Io rimango nello show!!!!
    Un mio caro professore diceva sempre: “Semper fidelis!!!”, di Nuoro.
    Dipende solo da che ruolo si vuole interpretare in questo show che citi e bisogna anche vedere se questo show è adatto a Te.
    Forse sei Tu a non trovare quello che cerchi, ma allora perchè questo titolo??
    La Sardegna è fatta dai Sardi. Noi.
    Saluti.

  71. Antonella

    Qualche anno fa anche io ho lasciato la Sardegna per migliorare la mia situazione, ma alla fine sono tornata forse per nostalgia o forse per altro. Ora sto prendendo in considerazione l’idea di partire nuovamente perché penso che qua in Sardegna non ci sia molto spazio per le nostre aspettative e forse nemmeno in Italia dove la meritocrazia non è di casa.

  72. Nicola

    Caro Giuseppe,
    dopo gli studi ho fatto anche io tante esperienze fuori dalla Sardegna. Prima in Germania poi in Veneto e Friuli. Ho deciso di tornare perchè volevo realizzarmi professionalmente in modo da dare il mio contributo alla terra che amo. Il 2008 è stato terribile per tanti aspetti che tu hai sottolineato nel tuo post. Io penso che noi sardi dobbiamo smettere di odiarci di cercare di fottere sempre il prossimo. Inizialmente mi sono trovato nella condizione di dare fiducia a persone che non lo meritavano e ne ho pagato le conseguenze. I miei ex colleghi del nord Italia hanno avuto una carriera molto più brillante della mia e ti devo confessare che ancora oggi, dopo 5 anni sono tentato di scappare verso luoghi più appetibili.
    Ancora ho voglia di combattere, di cercare di cambiare la mentalità diffusa nella nostra isola. Finché avrò energia continuerò a cercare persone che come me credono sia indispensabile cercare di migliorarsi come individui prima che pretendere che sia la società a cambiare.
    Ajò!

  73. Ciao Giuseppe,
    condivido con te la sensazione di disgusto che si prova ogni qualvolta mi guardo intorno in quest’isola e tutto sembra avere lo stesso dinamismo del granito del Limbara.
    Dopo anni a studiare, ho preso i piedi e son partito. Ho fatto un master a Pisa e ho lavorato in Toscana per 4 anni nel settore nautico diportistico. Proprio in questa situazione di “emigrazione” ho conosciuto quelli che oggi sono i miei soci, sardi anche loro, e con i quali ho deciso che è arrivato il momento di far conoscere la nostra creatività, arte, talento e ingegno.
    Posso dire che l’ultimo motivo che mi ha spinto di nuovo sull’isola è la nostalgia. Gli ultimi due anni li ho passati a combattere contro la burocrazia regionale, ma oggi posso dirti che mi ritengo vincitore e cresciuto.
    E’ nato un progetto che se ti fa piacere, puoi guardare sul nostro sito

    http://www.cantieresavona.it

    In nostro dna l’abbiamo raccolto in un codice, di condotta, di linea, un codice a barre che si chiama SAR-CODE.
    La prima barca è in cantiere e si sentirà presto parlare di noi.
    Perchè anche le stronze a volte riescono a sorridere!

    Un saluto,
    Mauro

  74. Piero

    Caro Giuseppe,sicuramente la Terra Sarda ha qualcosa di speciale che tanti altri luoghi non hanno.Noi sardi non possiamo essere paragonati a nessun altro popolo italiano o Europeo (forse da lontano i Corsi);anche con i Siciliani vi e’ una differenza abissale.A cosa sia dovuta questa particolarita’ non e’ facile saperlo, certo e’ che viviamo in un ambiente caratterizzato sin dall’infanzia da tante pulsioni e stimoli atti a farne parte per sempre.

  75. Alessandra Marras

    Il commento (o sfogo), seppur scritto in una prosa poetica che lascia a ognuno spazio alla propria personale interpretazione, è un accusa al campanilismo che si adatta, in realtà, a qualsiasi campanilismo nostrano e forse anche oltre la penisola… Principalmente alla provincia, ma non solo.
    E paradossalmente ne è un esempio, senza voler sminuire l’isola e le sue contraddizioni (mi riferisco soprattutto all’interpretazione e alla piega di diversi commenti).

    È vero, è una gabbia dorata, ma più per la sua conformazione: gabbia perché sei isolato (webbing a parte), ogni concreta opportunità di spostarti in altri territori non dipende solo da te (devi prendere un aereo o una nave, banalità da non sottovalutare)….vivi quindi in un ambiente molto più piccolo… La sua bellezza rende questa gabbia dorata. Una bellezza però non solo in termini di panorami, ma anche di quel buono che contraddistingue i nostri caratteri: testardi si ma estremamente ospitali. La nostalgia non abbandonerà mai un isolano, che sia sardo o delle Canarie. È una condizione che non può che influenzare.
    I nei certo son tanti. Le cose da cambiare ancora di più…. Ma non tutto!! La buona volontà paga, non sempre…ma non è un assoluto dell’isola, quanto italiano. E su questo sfido ad obbiettare. Maggior istruzione, consapevolezza e senso civico son conquiste non impossibili. Gli stessi problemi menzionati nei commenti, dall’assenza di meritocrazia e dalle raccomandazioni che non si limitano a referenze, quanto al rispetto delle regole, non sono una particolarità solamente sarda. E come si combattono fuori, si dovrebbe così fare anche all’interno. Ma è una crescita e un progresso per cui bisogna, ed è doveroso, lottare in quest’Italia non solo nell’isola. E non vedo perché non possa essere possibile (lo dico da persona che al riguardo è sempre stata molto attiva, quindi consapevole degli ostacoli).
    In fin dei conti, e lo dico da persona che vive fuori (e a cui non dispiace affatto al momento), si sta meglio che da altre parti.

    Ma il punto dell’articolo non credo sia questo. Forse sbaglio, ma appare un vorrei/non vorrei …. O vorrei ma ad altre condizioni…. Stronza come si può dire di una persona di cui, pur non volendo, non si può far a meno di volere…

    Per questo non mi trovo d’accordo con il categorico “o dentro o fuori”.

    Il problema vero che stimola a cercar fortuna fuori è che in un isola per forza le opportunità son limitate a seconda dei settori. E anche da che tipo di vita si voglia, quali stimoli. Qui sta la scelta di lasciare o stare. Se si vuole una vita più frenetica e competitiva in grandi metropoli, certo non è il posto ideale. Ma non è una questione di valore in sè, quanto estremamente personale. Ciò non significa che si tratti di una scelta definitiva.

    Voglia essere questo uno spunto di riflessione, forse provocatorio (ma non personale) da parte di una persona che vive ormai da 10anni fuori dall’isola, in diverse città italiane ed estere.

    Saluti,
    Alessandra

  76. Francesco

    Ogni emigrato di Sardegna ha una storia diversa che racchiude dentro la valigia dei ricordi. Chi è partito giovane, uscendo dalla porta di casa a stento a trattenuto le lacrime. Lasciare la casa dove si è nati, lontano dai propri affetti, con un biglietto in mano, una valigia verso un mondo nuovo, sconosciuto inesplorato. Arrivato al porto sali sul ponte della nave per un’ultimo saluto alla tua terra ed ecco quel fischio forte assordante come un urlo di dolore che sembra provenire dalla madre terra e via al largo, lontano. Poi le radici robuste dei figli emigrati di Sardegna diventano querce capaci di resistere alle peggiori intemperie, si piegano, resistono e mai si spezzano. Diventi quindi adulto, uomo, viaggiatore e conoscitore di mondi diversi. Sei alla continua ricerca di un posto dove fermarti, un luogo da chiamare casa. Lo trovi ti stabilisci e stai bene, hai tutto ciò per cui valga la pena vivere una famiglia dei figli. Nella tua terra natia ormai sei etichettato come turista, uno che stà bene, non ti vedono come un emigrato. Ma poi arriva un giorno nuovo e senti la tua terra soffrire come una madre che chiede al figlio lontano di aiutarla, non esiti, ti lanci incontro, le tendi la mano più che puoi, e gli fai sentire che ci sei e lotti al suo fianco. Siamo emigrati ma amiamo la nostra terra e lottiamo perché le generazioni future non debbano più emigrare come noi e come i nostri padri. Lottiamo anche da emigrati sardi per la libertà della Sardegna, lottiamo per la ZONA FRANCA in SARDEGNA! https://www.facebook.com/groups/502047963175044/

  77. Carlotta

    Ciao Giuseppe, io sono una ” continentale” cuneese per la precisione. Ho sposato un sardo e la tua descrizione potrei averla scritta io. Tante volte l’ho detto a mio marito, trasferitosi in continente per lavoro e adesso anche lui mi da ragione. Chissà perché però, se ne accorto solo da quando abbiamo abbiamo avuto un figlio. Buona fortuna mille e ancora mille volte..

  78. ricki

    La Sardegna non è una stronza, è la peggior stronza. Ed i sardi lo sono altrettanto e perdipiù sono, come recita bene un detto, “pocos, locos e malunidos”. Ho iniziato a lavorare a 20 anni, ho fatto una prima società a 25 ( poi ceduta ), ho sviluppato altre competenze e ne ho fatto un altra a 32. Questo mi ha portato a impiegare tutto il mio tempo nel lavoro – tralasciando tante altre cose – ed a fatturare e guadagnare 1/3 di quello facevano colleghi con aziende analoghe situate in altri zone d’Italia. La mia voglia di contribuire a “innovare ” qui sull’isola, ha sempre fatto si che questo aspetto passasse in secondo piano. Ho avuto offerte di lavoro in giro per l’Italia e non le ho accettate, un pò perché non sono bravo a fare il dipendente ed un pò per quel che ho scritto sopra. Dopo quasi 20 anni di attività, durante i quali ho – non voglio essere immodesto – portato avanti un modo di vedere nuovo ed innovatore sviluppato grazie ai miei studi, a frequenti ed intensi contatti con realtà italiane ed europee e, perché no, alle mie capacità, mi sono trovato a fare i conti con una realtà che economicamente era , via via, rovinosamente e in tempi piuttosto brevi, arrivata al punto di non ritorno. Da un anno all’altro i fatturati si sono prima dimezzati e poi ancora dimezzati per cui, nel giro di 2 anni, ho dovuto chiudere l’azienda mandando a casa i 6 dipendenti e togliendo certezze ad una ventina di terzisti che lavoravano stabilmente per la mia azienda. Perché l’isola ed i suoi abitanti meritano l’appellativo di stronzi ? perché, come ho detto prima, sono pocos, locos e malunidos. Non è possibile creare collaborazioni, non è possibile fare squadra, non è possibile sperare di essere visti come esempi positivi, troverai sempre qualcuno che cercherà di metterti i bastoni tra le ruote e di riportarti in basso. Non si riconoscono i meriti, non si riconosce la bravura altrui e nemmeno la competenza, si va avanti per conoscenze e non per merito e non importa se con le conoscenze si spende di più o si ha un risultato scadente, meglio far lavorare il “figlio di” o “il parente di”, potrebbe tornare comodo. Mi pregio di aver realizzato opere importanti, di aver creato una realtà che è stata premiata e riconosciuta come unica nell’isola e di aver ricevuto il plauso e il gradimento da persone che tutti i giorni girano il mondo e realizzano opere colossali. Di questo ora non rimane che il fresco ricordo ( troppo fresco per non esser doloroso ) insieme alle parole delle persone, che per anni, hanno auspicato che tutto crollasse. A 50 anni sono ripartito con un altro lavoro e con immutata voglia di far bene e, ove possibile, di trasmettere le mie esperienze ma quel che ho dato a quest’isola è senza dubbio più di quello che ho ricevuto. Per quanto mi stia ricreando le prospettive, a 50 anni i miei pensieri sono sempre più rivolti all’idea di vendere le cose che ho e andare da qualche parte, fuori dall’ italia, a fare una delle cose che so fare .
    Quest’isola, capace di svendersi giorno per giorno a chiunque prometta due soldi e altrettanto capace di rimanere immobile come il granito purchè nessuno faccia meglio di un altro, non merita me e non merita nessuna delle persone che cercano di migliorarla con le proprie azioni. Dopo aver lavorato tanto e visto tanto, posso dire che quest’isola, insieme ai suoi abitanti, merita quel che (non) ha.
    Sarà un gran giorno quello in cui i sardi si renderanno conto che questo NON è il posto più bello del mondo, che qui NON si ha la miglior qualità della vita e che NON si migliora rimanendo immobili : sarà il giorno in cui la Sardegna inizierà a crescere.

  79. Andrea

    Ciao Giuseppe….tanti saluti da Oristagno.
    La nostra “Madre Terra sarda” nn è cosi male come tu la dipingi…… nn sputtare nel piatto dove mangi, sogni e dormi…..x il futuro ci dobbiamo attrezzare: chi nn ha radici nn abbraccia il suo futuro……… stronza Sardegna…… la colpa è tutta tua, di questi figli ingrati fenici !!!!!!
    Un nuragico dal cuore ribelle……..srdn !!!!

  80. Sabina

    Grazie Giuseppe, grazie….in 16 anni non sono mai riuscita a raccontare con tale coraggio un sentimento così forte.

  81. Massimiliano

    La Sardegna a mio avviso non è per niente stronza e tantomeno ha una sua volontà ad essere tale nei confronti dei suoi “figli”, ma è una terra che soffre…, soffre di mali antichi e recenti:
    1. antichi perché sempre in Sardegna sono state considerate importanti le cose fatte e gli atti compiuti da non sardi mentre altrettanto poco utili e indifferenti le cose fatte dai sardi (Nemo propheta in patria) perché da sempre colonizzati e quindi da sempre abituati a subire le decisioni prese da non sardi anche contro i nostri interessi e averle dovute giudicare “opportune” forzatamente per accondiscendere al dominatore di turno ed averne il conseguente beneficio….
    2. recenti perché tutt’oggi la Sardegna ha un grande territorio praticamente disabitato, spopolato e tendente ad un ulteriore spopolamento, e non riconosce, forse perché abituata dalla sua storia, quale sia la strada per la propria autodeterminazione culturale, politica ed economica.
    La Sardegna comunque è una delle 20 regioni d’Italia che è una delle 24 nazioni dell’Unione Europea, e, nonostante la sua “autonomia” deve condividere col resto d’Italia le sue potenzialità ma anche i suoi limiti, e se un italiano nato in Sardegna è costretto ad emigrare è anche perché il sistema Italia non è riuscito a compiere una vera integrazione territoriale ed economica tra nord e sud come invece hanno fatto in Germania integrando l’ovest con l’est addirittura cambiando la capitale della nazione da Bonn a Berlino proprio per far capire a tutta la nazione che il progetto di unificazione era la cosa più importante e indispensabile su cui avrebbero operato e contribuito tutte le forze del paese, ed oggi questa scommessa vinta sta ampiamente ripagando dal punto di vista economico tutta la sua popolazione, compresa quella immigrata (oltre 10 milioni di immigrati…).
    Il sistema Sardegna insieme all’intera Italia meridionale deve essere il motore dello sviluppo dell’Italia che deve riprendere a crescere! Solo questo progetto può aiutare la Sardegna a risollevarsi ed essere propositiva per i suoi “figli” e dare loro quelle opportunità che trovano altrove. L’Italia deve investire per lo sviluppo del suo meridione sia dal punto di vista industriale che turistico ed agricolo perché queste sono le vere possibilità economiche che il nostro territorio può offrire per generare sviluppo e opportunità di lavoro.

  82. Massimiliano

    errata corrige……. L’Unione Europea comprende 28 Nazioni

  83. Rama-Raffaella

    Praticamente hai descritto la mia vita!
    E la cosa più tragica è che dopo lungo girovagare, sono finita in un’altra isola!! A cui mi sto attaccando QUASI quanto alla prima…praticamente sono condannata!!!!!
    Forse è per questa condizione, che per me sta diventando doppia, che amo tanto il mare: perchè rappresenta una via di mezzo, una condizione in cui non prendi parte, sei dentro ma sei fuori, senza sentirti in difetto.
    “Se esci sei fregato”: è proprio vero…a saperlo prima!

  84. carlo

    Son 24 anni che manco da Cagliari. Dapprima non sarei mai voluto andar via, ora ho paura di tornarci. Noi sardi siam strani… in Sardegna ci massacriamo fra noi e fuori ci adoriamo. Lasciamo la nostra terra in mano agli altri e noi sardi a farci comandare e a eseguire sennò non si guadagna. La rovina della Sardegna siamo noi… stiam perdendo pian piano la nostra cultura e dignità. Non mi riconosco più in Sardegna ma non posso non amarla con tutto il cuore. Alzate la testa o voi che ancora ci abitate. Tirate fuori le palle… ne siete ancora capaci ????

  85. Giusy

    Di Cagliari, studio a Roma da qualche anno. Non posso che condividere tutto quanto… quando non ci sei ti manca, poi torni ed è come se no, non ti appartenesse più, e allora via di nuovo in un circolo senza fine. Perché tu hai visto il resto, sai cosa c’è fuori…poi torni ed è tutto immobile, tutto è uguale, ma tu sei diverso, sei andato avanti. I sardi che non vivono quello che stai vivendo tu sono lì in un fermo immagine, a fare sempre le stesse cose, vedere sempre le stesse cose, farsi le domande sbagliate Ci penso spesso a come sarebbe poter tornare in Sardegna a lavorare, a fare qualcosa per cambiarla, ma come? Una volta che vai via quanto è difficile tornare, per restare? Siamo noi gli stronzi… chiusi, isolati… Una malattia senza speranza

  86. claudia

    I discorsi che a volte si affrontano in questo anacronistico contesto, durante comuni conversazioni, si limitano sempre a pochi concetti, perlopiù convenzioni e luoghi comuni, schemi mentali che si apprendono passivamente e li si fa propri, aderiscono alla persona come una seconda pelle. Succede nella provincia qualunquista, dove l’opinione di uno è l’opinione di tutti, guai a pensarla diversamente, guai a fare l’alternativo, sei bollato come il più dissacrante degli eretici. L’atteggiamento deve essere di basso profilo, conciliante, diversamente lo stigma marchiato a fuoco non te lo leva nessuno. L’ipocrisia è l’intingolo più servito, è la spezia che non può mancare nelle chiacchierate da bar o da vicolo, dove certe cornacchie nere e corpulente volano basso. Accade ovunque nelle comunità chiuse, ognuno ha il suo preciso posto, difficilmente si può emergere, distinguersi dagli altri avere dei meriti superiori si verrebbe invidiati, e l’invidia si sa no fa bene né a chi la prova né a chi la subisce, ci deve essere una spiegazione antropologica a questa modalità di abitare il mondo, in un mondo tanto circoscritto, esistono delle regole tacite che non bisogna trasgredire. Chi nuota sempre nella stessa acqua non può accorgersi di essere immerso in uno stagno malsano, come chi sta nella stessa stanza non percepisce l’aria viziata che sta respirando. In un posto del genere non puoi pensare di vivere nell’anonimato, passare inosservato nelle strade perché ti avvolgerebbe il gravoso sospetto che tu sia un tipo strano, non puoi mica permetterti un’aura di mistero in un luogo in cui tutti devono sapere tutto nell’ambito della comunità di appartenenza. La gente si sente autorizzata a farti domande anche indiscrete e personali, è il codice non scritto, la prassi, la consuetudine. Per chi riesce ad uscire da questo circolo, è abbastanza facile rendersi conto delle distorsioni, per chi è fuori ed ha vissuto un orizzonte vasto, spesso è difficile riappropriarsi della stessa tolleranza verso i conterranei; molto spesso decide di non tornare.

  87. Melania

    Complimenti per aver riassunto quello che penso costantemente da 8 anni ormai.
    Ho lasciato la Sardegna e per 5 anni son stata a sognare il mio rientro, a sentire il suono delle launeddas e piangere di nostalgia di Sardegna. Dopo 5 anni sono “scappata” per tornare qui e ancora ci sono ma… solo ma… tristezza, rabbia, amore, nostalgia e quant’altro si mescolano ogni giorno per non ammettere che la Sardegna è così per colpa di ognuno di noi e per non voler dire che “forse dovrei ripartire”, nooo riproverei quel malessere di lontananza che provavo all’epoca e poi nuovamente una spirale senza fine. Grazie per ciò che hai scritto, dovremo leggerlo tutti, uno per uno e farci un esame di coscienza per riprenderci le sorti di una terra che può ma “non ha voglia”

  88. Se dici a tua madre che è una stronza, tu come ti definiresti… ? Pisti, su machine! Quando mi passa, motivo meglio con ordine, per ora il mio primo pensiero…

  89. Viverla non comprende la presunzione di capirla. Viverla è viverla. La Sardegna è libera, ha e difende il suo tempo e i luoghi del suo tempo. La Sardegna è una faccia segnata dove tutte le strade sono possibili. La Sardegna è la montagna disabitata, senza parchi o lettiere per umani ma cespugli profumati solo per te, in ogni stagione se la conosci. La Sardegna è un amore, il primo, il secondo e l’ultimo e ricambia con generosità chi la ama con la stessa passione. La Sardegna è commovente: quella dei pullman dell’Arst, quella delle tzie della verdura davanti alle porte assolate, quella dei pescatori di Santa Lucia, quella dei pastori di Bitti o di Orune o di qualsiasi figlio, la Sardegna produce letteratura insolita, espressiva, la Sardegna cura i mali delle orde di milanesi o tedeschi o francesi stressati non solo con le sue bellezze naturali ma con la sua unica umanità e calore. La Sardegna è piena di cielo e si vedono ancora tutte le stelle, la Sardegna permette a un bambino di capire cosa vuole essere una gallina o una mucca, la Sardegna educa al dono, al dare e al ricevere. La Sardegna è ricca, perché la ricchezza non è avere ma è essere, la Sardegna nutre, e non ci sono poveri perché il pane arriva sempre, e arriva anche per gli extracomunitari, la Sardegna è casa, casa di camini, casa di odore. La Sardegna è il colore, l’origine del blu senza case dietro, se la conosci. La Sardegna è il silenzio che ti mette di fronte a te stesso. La Sardegna è la durezza che ti fa crescere. La Sardegna è tua madre. Come qualsiasi madre si può abbandonare, lasciare… ma la Sardegna non sarà, non è stata, non è una stronza… che tristezza sentire un figlio parlare così.

  90. Michele

    Se si ama questa terra e se ne riconoscono pregi e difetti, si può decidere o scegliere di andar lontano a crescere professionalmente ma con il fine di tornare per contribuire ad eliminare le carenze. Contento di essere tornato in Sardegna e di contribuire alla sua vita economica.

  91. franco

    Orgoglioso e fiero di essere tornato dopo 4 anni di esilio nel cuneese.La SARDEGNA ha bisogno di tutti i sardi(quelli veri).

  92. Roberto

    Questo post racconta tante verità…”Quando torni ci vedi le potenzialità, ma dopo dieci giorni che ci rimani ti rendi conto che in realtà non ci sono, o meglio che non le vogliamo…….Chi parte vuole tornare, molti invece vorrebbero andarsene, chi torna dopo un anno vorrebbe ripartire e se riparte vorrebbe rientrare” …è la storia di tanti di noi, ma non condivido il soggetto….non è la Sardegna ad essere stronza…la nostra Isola non ha colpe…non è stronza…semmai è magica, unica e incredibilmente bella ed è per quello che è magnetica nei confronti di chi anche ci passa solo per sbaglio.
    Gli stronzi siamo noi Sardi…noi sardi che non vogliamo capire quali siano le ricchezze della nostra terra….Noi sardi che non difendiano la nostra Isola e siamo sempre pronti a svenderla per quattro denari a chi la vuole distruggere….Noi sardi, sempre noi, che abbiamo dato vita ad una classe dirigente, ignorante e corrotta che tutto ha a cuore meno che noi e la nostra Isola.
    Il giorno che noi Sardi avremo il coraggio di cambiare forse ci sarà un futuro per la Sardegna. Ma son sincero questo “cambiamento” oggi come oggi, alla luce degli eventi (penso al PPS, penso al progetto di Matrìca….solo per dirne un paio) lo vedo quasi come un utopia e ho paura che il giorno che questo avverrà forse sarà troppo tardi perchè tanti, troppi di noi se ne saranno ormai andati via.

  93. Caro Giuseppe,

    Mi spiace, non sono d’accordo. La Sardegna, e’ la Sardegna, un isola con le sue Uniche e preziosissime caratteristiche che dovremmo tutti difendere e proteggere.

    La Sardegna e’ una terra di Pastori, di agricoltori, di piccoli artigiani e penso all’oro di Dorgali. E’ una terra di una bellezza senza confini e senza limiti. Selvaggia e schietta come la sua gente. La sua iniziale durezza e’ un modo per testare chi arriva da fuori e ci ha consentito finora di mantenere sano il nostro territorio.

    I fallimenti della Sardegna sono tanti, e tante sono le cause. Alcune sono semplici da individuare non puoi fare industria dove non hai le infrastrutture, e penso a Ottana, Alla valle del Tirso, etc.

    La Sardegna dovrebbe saper sfruttare con grazia ed attenzione le sue infinite e bellissime risorse. La sua bellezza selvaggia, la capacita di produzioni agroalimentari di qualità eccezionale, la capacita di dare emozioni e portare relax ai suoi ospiti. Pensa ai nostri formaggi, i nostri vini, il nostro olio, e all’esperienza indimenticabile di un posto come Su Gologone o Gorroppu.

    La Sardegna non e’ Palo Alto, non c’e’ l’infrastruttura finanziaria e culturale per questo, forse si può’ cercare di costruire tale mentalità ma a che prezzo?

    Quindi, se sei uno che vuole lavorare nella tecnologia, semplicemente mettiti il cuore in pace, pendi un aereo verso la California o la Cina e a testa bassa fatti strada, vai e fatti onore, il mondo e grande e ti aspetta a braccia aperte.

    Io sono partito che avevo 18 anni, Bologna prima, California dopo, e ti garantisco che un bel viaggio. Fra 10-15 anni forse torno, ma non per fare il tecnologo, ma per produrre formaggio, olio, vino, come una volta, come faceva mio nonno e prima di lui suo nonno e poi venderli nei mercati di nicchia in Cina, in America, in Giappone, etc.

    La Sardegna non e’ stronza, ha una sua natura, i suoi tempi e questo e’ il suo bello. E’ unica Siamo noi che non ci troviamo a fare i Pastori, la terra e’ in basso diceva mio nonno, e aveva ragione da vendere.

  94. Alessandro

    Posso dirti solo una cosa….. BRAVO!!!
    Il riferimento alla gabbia d”orata e spaventosamente reale…. la Sardegna non cambierà mai… e con lei noi sardi…. camminiamo sull’oro ma viviamo perennemente nella ‘cacca” privi di iniziative e di inventiva costruttiva… basterebbe poco… guardare oltre la nostra punta del naso… e vedere come funzionano le ‘cose’ in regioni o stati con potenzialità minori della nostra isola… dove per esempio si ‘buttano’ soldi a pioggia finanziando industrie fallimentari… e invece obblighiamo i turisti che vogliono raggiungerci a pagare prezzi fuori mercato…. questo e solo un piccolo esempio…
    Alessandro

  95. Area geografica? Io non ho mai pensato alla Sardegna come area geografica ma evidentemente la tua formazione te la fa definire tale; non definirei nessuna area geografica in questo modo. Le terre si possono lasciare, inseguire, abitare, vivere e sono gli uomini che fanno le terre. Se molti anche con “sofferenza?” hanno deciso di andare chi non c’è non c’è semplicemente e chi c’è gode… Forse che a Milano un milanese non affronta problemi più o meno notevoli di un sardo in Sardegna? Forse un ricercatore o un uomo “d’affari” non viaggia di continuo fra la sua terra e le altre di necessità? Forse noi non siamo liberi di fare lo stesso? Io mi sento libera, vado, torno.. e ci sono anche persone che invece hanno scelto di vivere in Sardegna… credo tu lo sappia bene e non sia necessario fare l’elenco. Un’ ultima cosa, se non avessi titolato l’articolo così malamente credo a nessuno sarebbe interessato, bella operazione, complimenti… per il resto di Grillo e dei suo vaffanculo ne basta uno nazional popolare, e a noi bastano i grilli veri. Leggiti Erthole di Bachisio Zizi e capirai che le tue parole trovano corpo e poesia senza mai arrivare ad aggettivare così volgarmente la terra che ti ha nutrito…

  96. Giuseppe, sei un GRANDE ! Il tuo articolo è una lettera d’amore. Non ho mai letto nulla di più bello sulla Sardegna.
    Un abbraccio, Lucia

  97. Mauro

    hai scritto ciò che tanti pensano, bravo per il coraggio e per l’idea di scrivere.
    mauro

  98. Ego Pir

    hai proprio ragione… io sono andato via ,dopo 4 anni son tornato, ma e’ sempre la stessa solfa,sempre i soliti problemi di lavoro di viabilita’ di economia, in questi ultimi anni di crisi, la situazione e’ veramente devastante, ma come ben sappiamo i potenti ci sono anche qua e gestiscono tutto.
    a breve mi trasferisco in Svizzera per lavoro, ci sono stato di recente, e nonostante abbia voglia di farmi una buona posizione e vivere degnamente, il pensiero nostalgico maledetto mi tartassa la mente…..il male al cuore tutti i giorni…. il pensieso del mio mare e del maestrale che mi brucia gli occhi……. hai detto prioprio bene e’ un timbro, che si voglia oppure no… grazie hai descritto bene quel che siamo…………ciao.

  99. Fufù Giuseppe,
    son qui da 25 anni….che dire !! Bel pezzo, davvero; crudo come il sushi e vero come l’aria ( anche se non si vede).
    riflessione- Personalmente ritengo sia stronza solo quella categoria di persone che governano quest’isola. Portate bien 😛
    P.S. Giusè, (mi sembra un dejà vu, comunque… ) se te lo ribloggo da noi, ti garba ?

  100. Bravo Giuseppe la penso esattamente come te, dovessi partire non mi mancherà questo posto di mentalità ristretta e preistorica, ma se uno non può fare come te per vari motivi di divorzi, di figli, di famiglia, di tutti quelle prassi burocratiche, é costretto a rimanere qui ed essere un nulla, se tutelassero queste persone e dessero una possibilità io dico che la gente cresce o lascia definitivamente la Sardegna perché così non si può andare avanti.

  101. Permettimi di incollare questo scritto mio pubblicato nel 2005… condivido anche le virgole.
    “Madre”

    Mi sono illuso
    Ma non riuscirai mai
    a tagliare le spine
    nessun abbraccio sarà mai
    dolce come la promessa
    di un addio
    Madre degenere
    Affettuosa, gelosa
    presuntuosa
    ci ha cacciati a pedate nel culo
    e ripresi ogni volta
    che abbiamo voltato le spalle
    Ancorata alla storia
    sorridi dei misteri
    e dei miti
    neghi risposte e stai ferma
    a ridere
    Hai partorito figli gobbi
    piegati per sentire il tuo profumo
    con un gomito
    sul collo per non permettere
    di scordare chi sei
    E il viso e le mani
    prosciugati
    viaggiatori senz’ali
    circondati da dune blu
    carcerati, volontari esiliati
    ancorati al senso della vita.

  102. raimonod

    la sardegna non da i natali a un popolo di santi, poeti e navigatori, la Sardegna chiede un popolo di “ragionatori”. Essere Isola significa dare Forma non essere Forma. Isola non è essere Nazione è ISOLA. Solo che i sardi non sempre sanno essere “Isola che da forma”, e in questi anni hanno ceduto il loro ragionare. Io sono in esilio da molti anni, non ho nostalgia della Sardegna , io sono sardo;non mi manca, io sono la Sardegna. E’ vero sega tanti progetti, e non ti considera se tu sei un navigatore. Ho un grande progetto per la Sardegna, ora, ti lancio la sfida?

  103. Cercavo un articolo per capire come “capire” le reazioni del mio compagno originario di Cagliari ad ogni inizio settembre in presa alla saudade sarda al rientro in “terra lombarda” ….. E lho trovato…..

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